Scade il mandato di Francesco Di Sarcina alla presidenza dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare della Sicilia Orientale e, puntuale come un orologio svizzero, si apre la stagione dei giochi di palazzo. Chi tratta, chi spinge, quali nomi circolano nei corridoi della politica isolana: il copione è noto. E il precedente brucia ancora.
Il caso Sac: Siracusa fuori dal Cda
Quando il CdA della SAC, la società che gestisce l’aeroporto di Catania, fu rinnovato, Siracusa rimase fuori. Nessun rappresentante, nessuna voce in capitolo su un ente che incide direttamente sull’economia e sulla mobilità del territorio aretuseo. Uno schiaffo che la politica siracusana non ha dimenticato. E che oggi, con la presidenza dell’AdSP in bilico, torna come monito: può succedere di nuovo.
Perché il timore che serpeggia negli ambienti politici siracusani, quelli non organici al centrodestra, non è generico. È preciso: che la nomina del nuovo presidente venga costruita altrove, con logiche altrui, portando alla guida dell’ente una figura legata a doppio filo ad altri territori. Lo sguardo, manco a dirlo, volge verso Catania. Una provincia che sul sistema portuale orientale esercita storicamente un peso specifico notevole, e che in più di un’occasione ha saputo trasformare la propria centralità istituzionale in vantaggio concreto a scapito degli scali minori o considerati tali.
L’affondo di Scerra
A rompere il silenzio è Filippo Scerra, parlamentare del Movimento 5 Stelle e Questore della Camera dei Deputati, che non usa mezzi termini: “Nessuno pensi di trasformare la nomina del nuovo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Orientale in un’occasione per spartizioni territoriali. Per la guida di un ente così strategico ed importante, dico subito no a scelte che non siano ancorate alla meritocrazia e no ai giochini di bassa politica. I porti della Sicilia orientale sono un asset fondamentale per lo sviluppo e l’occupazione dei territori. Non siano ridotti a moneta di scambio tra correnti e territori”.
Il riferimento a Catania
L’affondo sul centrodestra è chirurgico: “Non si faccia guidare da pressioni interessate di province storicamente abituate a fagocitare la vitalità della Sicilia orientale. L’AdSP non diventi l’ennesima succursale del potere dove piazzare accoliti vecchi e nuovi, indipendentemente da qualsiasi criterio di competenza. Sarebbe un danno enorme per i territori. E non lo permetteremo senza alzare la voce”. Il nome che Scerra porta sul tavolo è quello di Di Sarcina: “Il mio auspicio è che ci sia la riconferma di Francesco Di Sarcina. Non come atto dovuto, ma come scelta coerente con il principio che dovrebbe guidare ogni decisione pubblica: chi ha lavorato con competenza avviando o portando a termine tutta una serie di progetti di sviluppo del territorio, è giusto che abbia la possibilità di continuare a farlo nell’interesse di tutti”.
Il sindaco di Siracusa
Sulla stessa linea, con toni più istituzionali ma ugualmente netti, si schiera il sindaco di Siracusa Francesco Italia. Una posizione che ha il sapore di una parabola personale: fu proprio il primo cittadino aretuseo a mostrarsi inizialmente freddo sull’adesione di Siracusa all’AdSP. A convincerlo fu il progetto di Di Sarcina: sviluppo del traffico crocieristico, Siracusa come porta del Mediterraneo per i flussi turistici, diversificazione economica rispetto all’area petrolchimica di Priolo. L’ingresso ufficiale avvenne nel 2024, con il Decreto Legge n. 4/2024, che sancì il passaggio formale del Porto Grande e della rada di Santa Panagia sotto la gestione dell’ente, in un polo integrato con Catania, Augusta e Pozzallo.
I rapporti tra Italia e Di Sarcina
Da allora il dialogo tra AdSP e Comune ha prodotto risultati concreti, a partire dal progetto per la nuova stazione marittima. Ed è proprio su questo che Italia batte oggi: “Il futuro economico, turistico e infrastrutturale delle attività legate al mare, a Siracusa e nel sud-est siciliano, passa da scelte che richiedono competenza e continuità. In questi anni sono stati sbloccati investimenti attesi da tempo ed è stato consolidato il ruolo dei nostri scali nel panorama mediterraneo. È stato effettuato un cambio di passo decisivo che si rischia di rallentare senza garanzie di una ripresa capace di tenere lo stesso ritmo”. Sul progetto della stazione marittima il sindaco è diretto: “Con il presidente Di Sarcina abbiamo un’interlocuzione costante e positiva, come dimostra il progetto per la realizzazione della stazione marittima di Siracusa, che vorremmo proprio non interrompere”.
“Non servono scossoni”
Italia non esclude il cambio al vertice — “le cariche pubbliche non sono e non devono essere eterne” ma pone una condizione politica precisa: “Sarebbe saggio sostituirle senza produrre scossoni che, in questo caso, si scaricherebbero sullo sviluppo commerciale, crocieristico e delle infrastrutture portuali”. La conclusione è una valutazione netta: “Nei momenti di passaggio è giusto aspettarsi decisioni lungimiranti e poche altre volte, come in questo caso, si ha la sensazione che la soluzione migliore sia la riconferma del presidente uscente”.
I nodi sul tappeto
Restano, sullo sfondo, i nodi strutturali che nessuna nomina risolverà. Il rappresentante del Comune di Siracusa nel Comitato di Gestione dell’AdSP ha diritto di voto deliberativo solo sulle materie che riguardano direttamente lo scalo aretuseo: nessun potere sulle questioni degli altri porti, nessun veto formale. Una posizione che le forze politiche locali considerano penalizzante rispetto al peso specifico di Catania nell’ente, e che ha già alimentato richieste di riforma della governance per ottenere piena parità decisionale.
Il rischio, insomma, è duplice: una nomina calata dall’alto con logiche estranee agli interessi di Siracusa, e una struttura di governance che comunque lascerebbe la città in posizione subalterna.






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