“Un bambino trattato “come King Kong”, rinchiuso in un reparto di psichiatria per adulti. Un fatto gravissimo, che non può essere archiviato come una normale prassi medica”. Lo dichiara Luca Cannata, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, dopo aver presentato una nuova nota ufficiale all’Asp di Siracusa per chiedere piena chiarezza e l’individuazione delle responsabilità legate al caso del minore di 11 anni ricoverato nel reparto SPDC dell’ospedale di Siracusa.
Il caso del bambino intossicato dalle droghe
Una vicenda esplosa nelle settimane scorse dopo che il bambino, che si trovava in una struttura a Solarino, venne trasferito nel reparto di Psichiatria, essendo andato in escandescenze a seguito dell’assunzione di droga. Secondo la direzione dell’Asp di Siracusa, tutto quanto è stato concordato con l’Autorità giudiziaria ma FdI ha subito manifestato dei dubbi, al punto che il vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Alfredo Antoniozzi, ha chiesto al ministro della Salute, Orazio Schillaci ed al presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, dei chiarimenti.
Cannata, però, è tornato alla carica, riprendendo le parole del direttore generale dell’Asp, Alessandro Caltagirone, in cui, per il deputato nazionale, emerge un fatto sconcertante: “il bambino non veniva più gestito in pediatria e si è deciso di trasferirlo nel reparto psichiatrico per adulti, come se fosse una “forza incontrollabile” invece che un minore spaventato e in difficoltà. È un tratto disumano e inaccettabile – commenta Cannata – che il direttore generale abbia condiviso un simile percorso, avallando una scelta che viola ogni principio di tutela dei minori e di umanità nella cura”.
La pratica trasmessa al Garante per l’infanzia ed al Governo
L’esponente di Fratelli d’Italia precisa che il caso è già stato trasmesso al Ministero della Salute e annuncia di aver chiesto anche alla Regione Siciliana e al Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza di attivarsi immediatamente per le verifiche di competenza. “Non si può chiudere un occhio davanti a simili episodi – aggiunge Cannata –. Qui non parliamo di un problema clinico, ma di una cultura che dimentica che i bambini vanno protetti, non temuti. Un bambino di undici anni non può essere trattato come una minaccia, ma come una persona da comprendere e aiutare. Difendere i minori e la loro dignità è un dovere morale e istituzionale. Continuerò a seguire questa vicenda fino a quando non verrà fatta piena luce e non sarà garantito che simili episodi non possano più ripetersi”.






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