Le coste della provincia di Siracusa vivono ore di paura e desolazione sotto la furia del ciclone Harry. Le onde si infrangono con violenza contro gli argini, le strade costiere sono invase da detriti e il vento ulula tra i vicoli spettrali dei borghi marittimi. Qui, dove fino a poche ore fa si respirava l’ordinaria vita quotidiana, ora regna un silenzio innaturale, interrotto solo dal fragore del mare.
Avola: il mare divora la terra
Avola è uno dei centri più colpiti. In contrada Zuccara, poco oltre il borgo marinaro, le mareggiate hanno spazzato le strade, depositando fango e detriti dopo smottamenti improvvisi. Passeggiare lungo il lungomare è impossibile: il Comune ha disposto la chiusura di tutte le vie di accesso.
“Bisogna stare a casa, le onde sono grosse e pericolose”, ha ammonito il sindaco Rossana Cannata in un video messaggio, mentre perlustrava il territorio a bordo di un mezzo della Protezione civile. Le abitazioni vicine alla costa tremano al passaggio di ogni onda, e l’odore salmastro dell’acqua si mescola al fango e ai detriti trascinati sulla strada.
Marzamemi: il borgo deserto
A poche decine di chilometri, Marzamemi sembra un paese fantasma. Il borgo, noto in tutta la Sicilia per la movida estiva e i suoi locali affacciati sul mare, è stato evacuato su disposizione del sindaco di Pachino, Giuseppe Gambuzza. Le strade sono vuote, le luci dei locali spenti, e l’unico suono è quello del vento che sbatte contro le persiane.
“L’ordinanza resta in vigore – ha spiegato Gambuzza – perché le previsioni indicano un peggioramento con onde altissime”. La paura è tangibile: qui il mare non è solo spettacolo, ma minaccia reale.
Siracusa e Ortigia: un fragile equilibrio
A Siracusa la situazione appare più contenuta, ma non meno impressionante. Sull’Isola di Ortigia, il Lungomare di Levante è frustato dagli spruzzi provocati dal mare in tempesta contro gli scogli. Le strade bagnate scintillano sotto il cielo grigio, mentre i passanti sono praticamente assenti. Nessun pericolo immediato, ma il territorio è in stato d’allerta: le onde continuano a crescere e la Protezione civile monitora ogni movimento.
Le città spettrali del ciclone
Ovunque si guardi, la stessa scena inquietante: città deserte, attività chiuse, strade vuote. Il silenzio è rotto solo dal rumore del vento e dal fragore del mare. I commercianti, consapevoli dei rischi e della scarsità di clienti, hanno abbassato le serrande. La paura è più forte del desiderio di aprire le porte: Harry ha costretto l’intera costa a fermarsi.
In questo scenario surreale, il senso di impotenza si mescola all’ammirazione per la forza della natura. Gli abitanti osservano dalle finestre, consapevoli che l’unico gesto sicuro è restare lontani dal mare. Le ore passano lente, scandite dai colpi delle onde e dalle sirene della Protezione civile.
Il ciclone Harry lascia dietro di sé una provincia sospesa tra paura e meraviglia, tra distruzione e rispetto per la potenza della natura. Le prossime ore saranno decisive per comprendere l’entità dei danni, ma per ora la Sicilia sud-orientale si presenta come un teatro silenzioso e spettrale, dove il mare è il protagonista indiscusso.






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