Quattrocentocinquantaquattro giorni. Quattordici mesi e ventotto giorni. È il tempo che la sanità pubblica siciliana ha “offerto” a una paziente oncologica di Siracusa per sottoporsi a una colonscopia di controllo all’ospedale Umberto I. La richiesta era datata 2 ottobre 2025; la prima disponibilità comunicata dal Cup cadeva a fine dicembre 2026, qualche giorno dopo Natale. Una forbice che lascia senza parole, e che il genero della paziente ha sintetizzato con una frase secca: “Non possiamo aspettare tanto, la faremo a pagamento”.
La denuncia del M5S
A portare il caso all’attenzione pubblica è Carlo Gilistro, deputato-pediatra del Movimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale Siciliana. Nei prossimi giorni presenterà all’Asp di Siracusa una richiesta formale di accesso agli atti per conoscere i tempi reali di attesa per tutte le prestazioni sanitarie del territorio provinciale.
“Non si può chiedere a una paziente oncologica di aspettare quasi un’eternità per un esame”, denuncia Gilistro, “perché 14 mesi sono un’eternità se sulla testa ti pende la spada di Damocle di possibili recidive o metastasi. È vero che il sistema non può sapere che la richiesta arriva da un paziente oncologico, è anche vero però che è fuori dal mondo che si costringa un paziente, oncologico o no, ad aspettare oltre un anno per un esame che non è certo fatto per capriccio”.
La fuga verso la sanità privata
Il deputato fotografa anche la deriva più drammatica del fenomeno: quella fuga verso il privato che tiene in piedi, paradossalmente, un sistema che altrimenti crollerebbe. “Il genero ci ha detto che la congiunta farà l’esame a pagamento. È la soluzione che sceglie ormai una grandissima parte dei pazienti”, spiega Gilistro. “Se tutti si mettessero in coda ad aspettare senza ricorrere ai privati, avremmo attese anche di due, tre anni, con tutte le negative conseguenze che ciò comporterebbe”.
Più duro ancora il coordinatore regionale del M5S, Nuccio Di Paola: “Siamo stanchi delle chiacchiere e delle promesse del governo Schifani che finora si sono rivelate completamente sballate. Schifani a gennaio del 2024 aveva annunciato in pompa magna che le liste d’attesa erano state praticamente azzerate, salvo smentirsi successivamente. Oggi le liste sono ancora vive e vegete, mentre i direttori generali sono ancora al loro posto”.
L’ombra di Trapani: Maria Cristina Gallo e il cancro scoperto troppo tardi
Il caso di Siracusa riapre ferite ancora fresche. Basta risalire a qualche mese fa per ritrovare, nel palermitano di cronache siciliane, un nome che ha fatto il giro d’Italia: Maria Cristina Gallo, 56 anni, insegnante di Mazara del Vallo. Dopo un intervento chirurgico per un fibroma all’utero nel dicembre 2023, aspetta per otto mesi l’esito dell’esame istologico. Solleciti, lettere degli avvocati, nulla: il referto arriva con un ritardo enorme. La diagnosi è devastante: tumore al quarto stadio, già con metastasi. La donna, come riportato da Il Post e da Sky TG24 nel marzo 2025, si trasferisce a curarsi all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Il suo caso è l’innesco di uno scandalo nazionale. All’Asp di Trapani emergono oltre 3.300 esami istologici arretrati — 1.405 del 2024 e 1.908 del 2025 — mai consegnati ai pazienti. Secondo un’inchiesta interna dell’assessorato regionale alla Salute citata dalla Repubblica-Palermo, almeno cento tumori sarebbero stati diagnosticati in ritardo. Alcuni pazienti, riporta Panorama, sono morti nell’attesa del referto.
Il ministero della Salute invia ispettori a Trapani. La Procura di Marsala apre un’inchiesta. L’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni annuncia un piano straordinario per smaltire gli arretrati coinvolgendo le Asp di Palermo, Catania e Caltanissetta. Il direttore generale dell’Asp di Trapani, Ferdinando Croce, difende la gestione addossando i ritardi alla carenza di personale, ma la politica — dal PD a Italia Viva — punta il dito contro le nomine volute dalla giunta Schifani.
Il quadro: liste d’attesa in Sicilia, una crisi strutturale
I dati raccontano una regione in affanno. Secondo gli ultimi numeri diffusi dalla CGIL Sicilia e riportati da SiciliaMedica.it, nella sola estate 2024 erano circa 30.000 le persone in attesa di ricovero e 55.000 quelle in coda per una visita diagnostica. Come denuncia Francesco Lucchesi della segreteria regionale della CGIL, ci sono Asp e ospedali che fissano appuntamenti a sei o dodici mesi, spesso a causa di macchinari obsoleti o fermi. La Fondazione GIMBE ha rilevato che la Sicilia non rispetta i criteri di trasparenza previsti: le informazioni sui tempi restano frammentate e scarsamente aggiornate.
La Sicilia è tra le 13 Regioni nel mirino di Agenas per criticità persistenti, nell’ambito del decreto-legge 73/2024 sulle “misure urgenti per la riduzione delle liste d’attesa”, che ha introdotto poteri sostitutivi del Ministero della Salute nei confronti delle Regioni inadempienti.
Cosa ha fatto la Regione per abbattere le liste d’attesa
Il governo Schifani ha moltiplicato gli stanziamenti nel tempo. Il primo Piano operativo per l’abbattimento delle liste d’attesa, approvato dalla giunta nel luglio 2023, metteva sul piatto 48,5 milioni di euro con coinvolgimento del privato convenzionato e strumenti informatici per la gestione delle prenotazioni. Poi, nell’agosto 2024, un accordo con i privati convenzionati ha aggiunto 8 milioni di euro destinati alle cosiddette “prestazioni critiche”, con un budget complessivo per il settore privato di 310 milioni di euro — 12 milioni in più rispetto all’anno precedente.
L’ultimo intervento in ordine di tempo è di fine 2025: con decreto dell’assessorato regionale alla Salute firmato il 23 dicembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio 2026, la Regione ha stanziato 40 milioni di euro per le prestazioni erogate nel 2025 nell’ambito del recupero delle liste d’attesa. Le risorse, trovate nella Finanziaria ter approvata in agosto, sono state ripartite tra tutte le aziende sanitarie provinciali: la fetta più grande è andata all’Asp di Catania (oltre 5,1 milioni), seguita da Trapani (3,5 milioni) e Enna (2,4 milioni). Un dettaglio non trascurabile: i fabbisogni complessivi presentati dalle Asp ammontavano a 43,6 milioni, quindi i fondi non sono bastati a coprire nemmeno tutte le richieste.
La legge dimenticata: esiste già uno strumento giuridico che potrebbe cambiare le cose. Il decreto legislativo n. 124 del 1998 prevede che quando il sistema pubblico non riesce a rispettare i tempi indicati nella prescrizione, il paziente possa rivolgersi al privato con rimborso a carico dell’azienda sanitaria, pagando solo il ticket — o nulla se ne è esente. Una norma trentennale, quasi sconosciuta, che il M5S chiede alla Regione di applicare attraverso una mozione depositata all’Ars ma mai calendarizzata.
La replica dell’Asp di Siracusa: “Strumenti di tutela ci sono, usateli”
L’Asp di Siracusa ha risposto con una nota della Direzione Strategica. Senza entrare nel merito della vicenda clinica specifica — citando la privacy dell’utente — l’Azienda rivendica i progressi compiuti e ricorda i meccanismi di salvaguardia già esistenti.
Sul fronte della produzione, i numeri presentati sono positivi: nel primo bimestre 2026 le prestazioni complessive sarebbero cresciute del 35% rispetto allo stesso periodo del 2025 (da 1.970 a 2.640 interventi), con l’attività endoscopica provinciale in aumento medio del 26% e le colonscopie all’Ospedale di Siracusa in rialzo del 30,7%. La crescita sarebbe frutto dell’assunzione di nuovi medici — a Lentini e Augusta dal 1° febbraio 2026 — del ricorso a contratti in libera professione con personale in quiescenza e dell’impiego di specialisti dedicati specificatamente allo smaltimento delle liste.
L’Asp ricorda anche l’esistenza del “Percorso di Tutela”: una procedura attivabile tramite l’Ufficio Relazioni con il Pubblico, via mail o attraverso il portale istituzionale, che consente di richiedere soluzioni alternative quando la prima disponibilità del Cup supera i termini della prescrizione. L’Azienda si impegna a garantire la prestazione “nei tempi corretti senza alcun onere aggiuntivo per l’assistito”.
Per i pazienti oncologici, l’Asp cita il “Centro di Accoglienza Oncologico” (CAO), attivato nel settembre 2025 con una linea telefonica dedicata (0931/312531) per garantire la presa in carico da parte di operatori specializzati. Secondo la nota, il CAO assicura “l’esecuzione di ogni prestazione entro i termini clinici appropriati”.
Resta però il nodo centrale: se strumenti come il Percorso di Tutela e il CAO esistono, perché la paziente di Siracusa si è ritrovata con una data di colonscopia a oltre quattordici mesi di distanza, senza che nessuno l’abbia informata delle alternative? La risposta dell’Asp non lo dice.
La proposta: quella mozione che nessuno vuole calendarizzare
Il M5S non si accontenta della denuncia. Punta il dito su uno strumento concreto già a disposizione: quella legge del 1998 che permetterebbe ai cittadini di farsi rimborsare le prestazioni private quando il pubblico non ce la fa. Il problema è che qualcuno dovrebbe volerla applicare. “Per fare applicare questa legge abbiamo depositato una mozione che non è stata nemmeno calendarizzata”, attacca Di Paola.
“Evidentemente ci sono cose ben più importanti da trattare, come il terzo mandato per i sindaci. Abbiamo anche presentato norme in finanziaria che sono state bocciate. E intanto i cittadini aspettano o sono costretti a ricorrere al privato, a pagamento. O, peggio, rinunciano a curarsi. E purtroppo questi ultimi sono sempre di più”.






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