Sedici luglio, sesto giorno di emergenza idrica a Ortigia. Il comunicato diffuso questa mattina dal Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente smentisce la versione della normalizzazione fornita nei giorni scorsi da Aretusacque: nel mini sondaggio condotto dai residenti alle 9:00, quasi l’80% delle segnalazioni parla ancora di assenza di pressione regolare o erogazione insufficiente ai rubinetti. Il problema resta concentrato nella parte più interna e alta del centro storico.
L’emergenza idrica
La crisi era esplosa tra il 9 e il 10 luglio, quando una serie di blackout elettrici aveva fermato le pompe di sollevamento della rete idrica cittadina. Il riavvio degli impianti, secondo quanto ricostruito nei giorni successivi, avrebbe generato colpi d’ariete, bruschi sbalzi di pressione dovuti all’arresto e alla ripartenza repentina del flusso, che hanno danneggiato tratti di tubazione e lasciato sacche d’aria nei punti più elevati della rete, complicando ulteriormente la risalita dell’acqua ai piani alti.
La differenza di pressione
Il Comitato insiste su un punto tecnico che merita di essere spiegato con chiarezza, perché è il cuore della controversia con il gestore. Una rete può risultare “in pressione” in un punto di misurazione e restare comunque insufficiente nelle case. La distinzione è tra pressione statica, quella rilevata a rubinetti chiusi, magari di notte, in un tratto favorevole della rete, e pressione dinamica, cioè quella reale nelle ore di consumo, quando molte utenze attingono contemporaneamente e l’acqua deve salire ai piani superiori. Un dato raccolto in condizioni statiche, dunque, può dare un’immagine del servizio più rassicurante di quella percepita nelle case.
Il principio ha un fondamento anche regolatorio: la disciplina ARERA sulla qualità tecnica del servizio idrico richiama la necessità di garantire all’utente finale condizioni minime di portata e carico idraulico. Non basta, in altre parole, che la rete regga in astratto: conta se l’acqua esce davvero dal rubinetto di casa.
La relazione di un ingegnere
Un ingegnere idraulico consultato da BlogSicilia inquadra la vicenda in termini analoghi. Secondo la sua valutazione, in prima approssimazione un bar di pressione consente di sollevare l’acqua di circa dieci metri: un’abitazione al terzo piano, situata a nove-undici metri sopra il livello stradale, richiede già quasi un bar solo per raggiungere quella quota, a cui si sommano la pressione residua necessaria all’erogazione e le perdite di carico lungo le tubazioni. Con circa 1,5 bar al piano strada l’acqua può arrivare al piano terra ma non oltre; con 2,5 bar si possono servire i piani superiori, a condizione che la rete non perda pressione nei momenti di massimo consumo; solo attorno ai 3 bar il servizio risulterebbe stabile anche in quota.
La conclusione
Una pressione di 2,5 bar rilevata di notte, spiega ancora il tecnico, può scendere sotto 1,5 bar nelle ore di punta, quando i rubinetti si aprono in massa: la rete resta formalmente “in pressione”, ma l’acqua non arriva comunque ai piani alti. Se il fenomeno interessa un’area estesa, aggiunge l’ingegnere, non può essere trattato come somma di problemi impiantistici privati, ma va gestito come criticità di rete, con spurghi e verifiche mirate. Il Comitato ha intanto inviato via PEC un esposto collettivo firmato da 258 cittadini, indirizzato ad Aretusacque, ATI Siracusa, Comune, Prefettura, ASP e per conoscenza ad ARERA.






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