Una cooperativa sociale di Siracusa usata come grimaldello per generare centinaia di milioni di euro di crediti fiscali fittizi, società fantasma amministrate da prestanome stranieri irreperibili, due professionisti abruzzesi che in pochi mesi hanno inondato la piattaforma dell’Agenzia delle Entrate con oltre 2.000 comunicazioni di cessione false. È il quadro di una delle più imponenti frodi al Superbonus mai scoperte in Italia, al centro della conferenza stampa tenuta oggi al comando provinciale della Guardia di Finanza di Siracusa, alla presenza del Procuratore della Repubblica, Sabrina Gambino, del Procuratore aggiunto, Andrea Palmieri, e del comandante provinciale, Jonathan Pace.

Come nasceva la truffa

Le indagini sono partite alla fine di dicembre 2025, avviate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Siracusa su delega della Procura, anche a seguito di una denuncia presentata dal legale rappresentante della stessa cooperativa, beneficiaria di agevolazioni fiscali riconducibili al Superbonus per interventi di riqualificazione edilizia finalizzati alla realizzazione di una struttura residenziale per anziani. Dall’esame del cassetto fiscale della Onlus emergeva la cessione di ingenti crediti d’imposta per importi eccedenti quelli effettivamente spettanti.

Gli accertamenti, condotti anche con l’ausilio di periti nominati dall’Autorità Giudiziaria, hanno fatto emergere due distinte forme di frode. Da una parte, una frode per sovrafatturazione: due società siracusane avevano eseguito solo in parte i lavori commissionati, emettendo fatture per circa 8 milioni di euro a fronte di interventi di entità sensibilmente inferiore. Entrambe le imprese presentavano strutture organizzative ridottissime, capacità finanziarie modeste e organici esigui — elementi inconciliabili con il volume dei lavori dichiarati. A destare ulteriori sospetti, nel giro di pochi giorni veniva denunciato lo smarrimento della documentazione contabile sia delle due società esecutrici sia della stessa cooperativa committente.

 

Dall’altra, una frode per operazioni integralmente inesistenti: una terza società, pugliese, aveva maturato crediti d’imposta per oltre 24 milioni di euro pur essendo del tutto sconosciuta alla Onlus committente. Il credito era stato creato solo sulla carta, senza alcun intervento prestato.

La rete nazionale

Durante le indagini emergeva un dato ancora più allarmante: all’insaputa della cooperativa, risultavano ceduti nuovi crediti d’imposta attraverso la procedura dello sconto in fattura a ulteriori 12 società, tutte di recentissima costituzione, con sedi legali dislocate tra Bari, Firenze, Genova, Roma, Milano e Trento, amministrate da soggetti di nazionalità straniera — tre sloveni e un polacco — tutti irreperibili presso le rispettive residenze anagrafiche e in alcuni casi gravati da precedenti penali per reati economico-finanziari.

 

I dati catastali dei condomini utilizzati per perpetrare la frode, denominazione, codice fiscale, indirizzo e particelle catastali,  erano stati sottratti dall’organizzazione criminale a completa insaputa di amministratori e proprietari. I condomini coinvolti erano 18, distribuiti su tutto il territorio nazionale: Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Varese, Vercelli e Verona.

Gli intermediari abilitati diventano strumento di frode

Centrale, nell’intero meccanismo, il ruolo di due professionisti con studio in provincia di Chieti. L’accesso alla piattaforma Cessione crediti dell’Agenzia delle Entrate è riservato a intermediari abilitati, sui quali incombe una precisa responsabilità di verifica preventiva. I due, invece, hanno sistematicamente trasmesso comunicazioni di cessione prive di qualsiasi documentazione a supporto, dietro corresponsione di un compenso. In un arco temporale di pochi mesi hanno caricato oltre 2.000 comunicazioni, generando crediti fittizi per centinaia di milioni di euro. Il 27 febbraio 2026, in una sola giornata, uno dei due ha trasmesso 175 comunicazioni, immettendo nel sistema crediti fittizi per 98 milioni di euro in poche ore.

A capo dell’intera organizzazione, secondo gli inquirenti, un gruppo di professionisti operanti in Lombardia, già gravati da precedenti per reati economico-finanziari nel settore dei crediti d’imposta, il cui compito consisteva nel mantenere i contatti con gli intermediari e nel reperire prestanome a cui intestare formalmente le società coinvolte, scaricando su di essi le eventuali responsabilità penali.

I sequestri e i risultati

La Procura della Repubblica di Siracusa ha emesso cinque decreti di sequestro preventivo d’urgenza, tutti convalidati dal GIP del Tribunale di Siracusa, tra il 11 febbraio e il 5 maggio 2026, per un totale di 566 milioni di euro di crediti fittizi da Superbonus e circa 10 milioni di crediti IVA fittizi. Determinante il contributo della Cabina di Regia C.RE.D.I.TI. e dell’Unità Integrata Permanente di Analisi del Rischio (UIPAR), che hanno consentito di estendere le indagini su scala nazionale.

Sono state denunciate 12 persone per associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché emissione di fatture per operazioni inesistenti. Presentate inoltre 29 proposte di cessazione di partita IVA all’Agenzia delle Entrate per impedire alle società coinvolte di perpetrare ulteriori frodi.

Secondo gli inquirenti, senza l’intervento immediato dell’autorità giudiziaria e il contestuale blocco telematico operato dall’Agenzia delle Entrate, centinaia di milioni di euro si sarebbero dispersi in una catena di operazioni impossibile da ricostruire, cagionando un danno rilevantissimo per l’Erario. Le ricadute, sottolineano gli inquirenti, riguardano anche il mercato edilizio: le imprese che operano correttamente si troverebbero a competere con soggetti che, senza aver eseguito alcuna prestazione, potrebbero incassare ingenti liquidità a costo zero.