Il gup del tribunale di Siracusa ha emesso una condanna a 3 anni ed 8 mesi di reclusione nei confronti di Giuseppe Pappalardo, 24 anni, impiegato, siracusano, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti per fini di spaccio e detenzione di arma.

Il giovane, incensurato, difeso dall’avvocato Emiliano Bordone, nei mesi scorsi era finito in un’inchiesta su un presunto traffico di droga, coordinata dalla Procura di Siracusa, coordinata dal pm Marco Dragonetti,  a seguito del ritrovamento da parte dei carabinieri del comando provinciale di Siracusa in un appartamento nella sua disponibilità, in via Enna, nel quartiere della Borgata, diverse dosi di cocaina, soldi in contanti, circa 800 euro, ritenuti dagli inquirenti il provento dell’attività di spaccio, materiale per confezionare dosi di “neve” .

Secondo quanto emerso nella ricostruzione delle forze dell’ordine, il giovane avrebbe provato a disfarsi di tutta quella merce lanciandola dal balcone ma al termine della perquisizione in quell’appartamento gli investigatori hanno pure rinvenuto un’arma, un fucile calibro 12 con matricola abrasa, insomma clandestina.

Nei giorni scorsi, si è concluso, sempre davanti al gup di Siracusa con il rito abbreviato,  il processo su un presunto traffico di cocaina tra Catania e Rosolini. Il giudice ha inflitto 2 anni e 8 mesi ciascuno a Sebastiano Cosenza, 27 anni, catanese, difeso dall’avvocato Puccio Forestiere, e Corrado Di Natale, 35 anni, assistito dall’avvocato Nino Savarino, mentre è stato assolto Francesco Di Gregorio, 21 anni, anch’esso rappresentato da Puccio Forestiere.

I tre, a bordo di di auto, furono bloccati nell’agosto scorso dai carabinieri sul tratto dell’autostrada Siracusa-Gela e ad insospettire i militari, agli ordini del capitano della Compagnia di Noto Paolo Perrone, fu la velocità con cui procedevano entrambe le macchine.

Le forze dell’ordine fermarono la prima auto in una piazzola di sosta in prossimità dello svincolo di Avola mentre il secondo veicolo venne intercettato poco più avanti, nel tratto di Rosolini. Al termine delle perquisizioni, gli inquirenti rinvennero 102 grammi di cocaina purissima e materiale per il confezionamento delle dosi trovati nella disponibilità di Di Natale mentre non avevano nulla gli altri due imputati.

Ma i messaggi vocali e scritti rinvenuti dai carabinieri avrebbero consentito di legare i tre indagati, finiti agli arresti domiciliari, come disposto dalla Procura di Siracusa, con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti per fini di spaccio. Hanno scelto di sottoporsi al processo con il rito abbreviato e per due di loro sono state emesse le sentenze di condanna.