Un vero e proprio cappotto quello del sindaco di Augusta Giuseppe Di Mare che oltre a stravincere con l’84% la corsa per un secondo mandato incassa un Consiglio comunale bulgaro: 24 consiglieri su 24 tutti dalla sua parte. Il Campo largo, riunitosi attorno a Salvo Pancari, ha subito una cocente sconfitta: Pd e M5S sono fuori dal consiglio comunale e potranno fare opposizione solo nelle piazze o sui social.

La vittoria politica su FdI

Ma c’è una vittoria più politica per Di Mare: quella su Fratelli d’Italia che, a poche settimane dal voto, lo ha scaricato — nonostante l’affiliazione nel 2023 — togliendogli simbolo e sostegno su decisione dei vertici nazionali del partito, su input del board provinciale e del suo principale esponente, il deputato Luca Cannata. Una punizione per alcune scelte operate da Di Mare in antitesi a quelle del partito: Cannata non gli ha perdonato la linea autonoma sia alle elezioni del Libero Consorzio sia nella scelta dei componenti del Comitato di Sorveglianza della nuova società idrica. Né la distanza politica interna al partito stesso.

Gli amici di Di Mare

Ad accogliere Di Mare in FdI furono Manlio Messina, ex coordinatore regionale, e Carlo Auteri, deputato regionale, entrambi su una linea diversa rispetto a quella di Cannata, al punto da scatenare uno scontro finito sui media nazionali. Quel braccio di ferro si concluse con la fuoriuscita di Messina e Auteri e il successo di Cannata, legato a Giovanni Donzelli, uno dei colonnelli di Giorgia Meloni.

La rottura e l’ordine da Roma

La rottura con il partito si sarebbe concretizzata quando il sindaco, nell’ottobre scorso, decise di partecipare alla manifestazione pro-Palestina della Cgil nella piazza di Augusta in compagnia della sua Giunta e di vari esponenti del centrodestra. La vendetta è un piatto che si serve freddo: a poche settimane dal voto è partito l’ordine da Roma di sfilarsi dalla corsa elettorale e non sostenere Di Mare, ormai col vento in poppa verso un secondo mandato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Quando FdI Siracusa commentò la scelta, disse sostanzialmente che non era importante vincere ma restare fedeli ai valori del partito. Valori che Di Mare, secondo i dirigenti locali, avrebbe tradito.

FdI se ne sta a guardare

Il centrodestra festeggia: canti e abbracci fino a notte fonda. Ma una festa senza il primo partito d’Italia, che ha preferito starsene a Monte Tauro — la risposta augustana all’Aventino, il quartiere collinare da cui si guarda la città — a osservare da lontano.

L’alleato forte: il Mpa-Grande Sicilia

Di Mare uomo solo al comando? Forse ma tra i 24 consiglieri la pattuglia più numerosa – con sei esponenti – è quella di Mpa-Grande Sicilia del deputato regionale, Giuseppe Carta, che prosegue nella sua strategia: essere il socio di maggioranza dei Comuni non amministrati da lui. Lo è di Siracusa, lo è anche di Augusta, la seconda città più importante della provincia dopo il capoluogo.