Alla fine, dopo tante notti insonni, ha deciso di recarsi dai carabinieri per presentare una denuncia. Colpa dei fuochi di artificio illegali che, quasi ogni sera, vengono sparati come se ci fosse la festa della Patrona. Ieri a BlogSicilia è arrivata la segnalazione di un residente di via San Metodio, zona a nord di Siracusa, un’area peraltro estremamente difficile, gravata dal degrado sociale ed urbanistico ed al centro di intensi traffici di droga, ma, questa volta, a protestare è una residente di Ortigia, il centro storico della città, anch’essa disturbata dall’esplosione dei botti.

Il fenomeno, che sta quasi diventando una moda, è spalmato in ogni angolo della città, anche nel pregiatissimo isolotto di Ortigia, il polo di attrazione dei turisti. La donna, che ha scritto anche al sindaco, ha offerto indicazioni importanti, spiegando che basta recarsi alla Marina o dietro l’ex palazzo delle Poste: qui ci sarebbero le “postazioni” di chi si diverte ad offrire spettacoli pirotecnici abusivi, capaci di creare non pochi problemi ad anziani, bambini ed animali. La stessa donna, rivolgendosi allo stesso sindaco, ha ricordato le ordinanze che impongono dei divieti all’esplosione dei botti.

Nel racconto a BlogSicilia di un residente della zona di via San Metodio, questa modalità potrebbe essere letta come un segnale, magari perché è arrivato un carico di droga. Un’ipotesi tutt’altro che infondata, secondo alcune fonti investigative per cui, però, le chiavi di interpretazioni sono molteplici e dipendono da caso a caso. Un caso eclatante accadde qualche mese fa a Priolo, a 10 chilometri da Siracusa, quando una donna, per festeggiare la scarcerazione di un amico, decise di comprare dei botti per farli esplodere ma prima di accenderli venne fermata e denunciata dagli agenti del commissariato di polizia di Priolo. Dopo la denuncia della residente  di Ortigia ai carabinieri della stazione di Ortigia, ne scaturirà un’indagine, che potrebbe consentire di accendere i riflettori su questo fenomeno, oscurato dall’emergenza sanitaria.