“Sono stato minacciato di morte dal boss di Pachino Salvatore Giuliano e del figlio Gabriele”. È quanto ha riferito in aula, al palazzo di giustizia di Siracusa, il giornalista Paolo Borrometi , vicedirettore dell’Agi e direttore del sito laspia, durante la sua testimonianza al processo che lo vede come vittima delle intimidazioni, aggravate dal metodo mafiose, da parte di Salvatore e Gabriele Giuliano, padre e figlio, ritenuti dai magistrati della Dda di Catania come esponenti di un gruppo criminale con base a Pachino legato al clan mafioso Trigila di Noto.

C’è un altro procedimento giudiziario che vede coinvolti Salvatore e Gabriele Giuliano, coinvolti nell’inchiesta Araba fenice del maggio del 2018 della Procura distrettuale di Catania su mafia ed estorsione ai danni dei produttori agricoli di Pachino.

I due imputati avrebbero pubblicato sul profilo Facebook del sito la spia, di cui il giornalista è direttore, e su quello personale della vittima, delle frasi minacciose in merito alla pubblicazione di una inchiesta giornalistica del 22 agosto del 2016 redatta da Paolo Borrometi e relativa agli affari della mafia nei comuni del Siracusano. “Ricordo che – ha detto Borrometi-  sulla pagina Facebook del sito la spia comparve una frase a firma di Salvatore Giuliano in cui lo stesso mi intimava di non parlare di lui ma soprattutto di  non ledere la sua immagine altrimenti mi avrebbe rotto il culo”

Le frasi minacciose ai danni di Borrometi sarebbero state rivolte da Salvatore Giuliano in una nuova occasione, poco dopo la pubblicazione di un altro articolo ma sul sito articolo21.org firmato da Giuseppe Giulietti. Il vicedirettore dell’AGI, difeso dall’avvocato Vincenzo Ragazzi, si è costituito parte civile nel processo insieme al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa italiana e l’Associazione siciliana della stampa.

Salvatore Giuliano, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, ha seguito in videoconferenza l’udienza dal carcere in cui è detenuto.