Hanno lasciato il carcere  per tornare a casa, sebbene agli arresti domiciliari, Paolo Zuppardo, e Giuseppe Capozio, di Avola, con precedenti penali, condannati per tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso. La seconda sezione della Corte di Apello di Catania  ha accolto l’istanza presentata dal collegio difensivo degli imputati, composto dagli avvocati Natale Vaccarisi, Antonino Campisi e Sinhue Curcuraci.

La vicenda per cui sono finiti sotto processo è relativa all’intimidazione culminata nel febbraio del 2017 con l’esplosione di alcuni colpi di arma da fuoco contro un cantiere edile di Avola per la costruzione di una clinica privata.. Secondo quanto svelato  dagli inquirenti, a parlare con l’imprenditore sarebbe stato Giuseppe Capozio che non avrebbe usato una utenza personale ma una cabina telefonica.

Da un’intercettazione ambientale gli inquirenti avrebbero compreso che era imminente un danneggiamento e così, per evitarlo, sono stati richiesti i provvedimenti di arresto eseguiti il 6 luglio del 2017.

Ma i guai giudiziari non sono finiti per Giuseppe Capozio e Paolo Zuppardo che sono imputati nel processo Eclipse per mafia, droga, estorsioni ed armi.  Zuppardo, è indicato dai magistrati della Procura distrettuale antimafia uno dei capi del gruppo criminale vicino al clan mafioso Crapula di Avola ma deve rispondere di minacce aggravate nei confronti del sindaco di Avola, Luca Cannata, e del giornalista, Paolo Borrometi, che, nel corso delle udienze, sono stati già sentiti dal pm della Dda di Catania confermando di essere stati minacciati dal presunto boss di Avola.