L’elezione di Matilde Di Giovanni a segretaria cittadina del Pd di Siracusa aveva lasciato strascichi polemici. Fonti interne al partito avevano parlato di procedura “anomala“, di una platea dimezzata e di un’assemblea dal copione già scritto. Ora arriva la replica. E a farsi portavoce della versione opposta è Bruno Marziano, ex presidente della Provincia di Siracusa, esponente di peso del partito, figura di riferimento dell’area schleiniana – corrente orlandiana – e candidato dem a sindaco di Noto: uno dei registi politici dell’accordo che ha portato al ticket Di Giovanni-Gionfriddo.
I delegati
Sul numero dei delegati presenti, Marziano è netto: “La segretaria cittadina è stata votata per acclamazione da parte dei 65 delegati, tutti registrati con tanto di firma». Non trenta, dunque, come sostenuto dalle fonti critiche, ma sessantacinque. Il calo rispetto agli ottanta aventi diritto ha, secondo Marziano, una spiegazione del tutto procedurale: “Gli altri non hanno rinnovato la tessera del partito del 2025 e il regolamento, sotto questo aspetto, è molto chiaro”. Un dato, aggiunge, “certificato dagli organismi regionali”. Difficile, quindi, parlare di boicottaggio o di assenze politicamente motivate.
“Non c’è alcun avviso per la segreteria”
Altrettanto netta la smentita sul presunto bando apparso sul sito del partito: “Non c’è alcun avviso”, chiarisce Marziano. “È stata annunciato il passo indietro di Dierna e Ficara nella corsa alla segreteria cittadina e contestualmente si è fatto presente se vi fossero candidature. L’unica presentata era quella di Matilde Di Giovanni”. Nessuna procedura aperta al pubblico, dunque, ma, nella tesi di Marziano, una finestra aperta all’interno dell’assemblea, dopo che i due candidati avevano già formalizzato la loro rinuncia.
Il metodo dell’acclamazione
Sul metodo dell’acclamazione — il punto più contestato — Marziano rivendica una scelta precisa: “Una modalità inclusiva e non escludente”, dice, “proposta nel corso dell’assemblea che aveva l’obiettivo di non procedere a una conta ed evitare lacerazioni”. In altri termini, l’assenza del voto formale non sarebbe stata una forzatura ma una mediazione consapevole, accettata dall’assemblea per scongiurare nuove fratture in un partito che aveva già vissuto mesi di paralisi.
La porta aperta
Sul piano della partecipazione alla nuova gestione, Marziano lascia uno spiraglio aperto a tutti: “Ognuno ha pieno diritto a essere non solo componente della maggioranza, ma anche parte integrante della squadra della nuova segretaria”. Con una precisazione che suona anche come un avvertimento: “Su quest’ultimo aspetto l’ultima parola spetterà alla segretaria”.
Il messaggio politico di fondo è chiaro. L’accordo che ha portato Di Giovanni alla guida del Pd cittadino — costruito nei mesi precedenti grazie alla convergenza tra il senatore Antonio Nicita e il deputato Ars Tiziano Spada — viene presentato come un punto di ricomposizione, non come un’operazione di vertice calata dall’alto. Marziano, che di quell’intesa è stato uno degli artefici, tiene a precisare che le regole sono state rispettate e che il percorso è stato trasparente.
Restano, sullo sfondo, le tensioni che avevano congelato il congresso cittadino. E restano le domande su quanto la pace interna sia solida, in un partito che si avvicina a scadenze elettorali decisive — comunali, regionali, nazionali — con una guida nuova e un’unità ancora tutta da collaudare.






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