“Sono state cancellate alcune immagini sulle strada dove è avvenuto l’agguato di Corrado Vizzini per nascondere le tracce dell’omicidio”. E’ quanto, sostanzialmente, ha riferito in aula un agente di polizia che ha partecipato alle indagini sull’omicidio di Corrado Vizzini, l’uomo di 55 anni, morto dieci giorni dopo l’agguato a colpi di pistola avvenuto in via De Sanctis, a Pachino, nella serata del 16 marzo del 2019. L’investigatore, rispondendo alle domande del pm Gaetano Bono, durante il processo in Corte di Assiste che vede come imputati,  Stefano Di Maria, 25 anni, e Sebastiano Romano, 28 anni, ha spiegato del tentativo di Di Maria, aiutato dallo zio, di cancellare i filmati di alcune telecamere sulla strada, montate in prossimità delle loro abitazioni, in cui sarebbe passata la vittima.

Ma sono state proprio le immagini delle altre telecamere a consentire alla polizia di Pachino di identificare i presunti autori dell’agguato: sotto processo ci sono altri due pachinesi, Massimiliano Quartarone, 29 anni, e Giuseppe Terzo, che, però, hanno scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato. E nei giorni scorsi, nell’ultima udienza, Quartarone ha ammesso al gup del tribunale di Siracusa di essere stato lui a sparare a Vizzini perchè temeva per la sua incolumità a causa dei contrasti con la vittima.

Nel corso della sua testimonianza in aula, l’agente di polizia ha poi raccontato di aver scoperto il coinvolgimento di Romano dopo aver visto la sua auto, una Smart, transitare in prossimità del tratto dove si è consumato il delitto. E la prova consisterebbe in un particolare, cioè un danno al paraurti della macchina, che era nella disponibilità dell’imputato. L’altro elemento determinante, ai fini della ricostruzione della dinamica dell’agguato, è stato, per l’accusa, l’ascolto, durante la scansione delle immagini, di un fischio negli istanti successivi al passaggio in sella ad un ciclomotore di Corrado Vizzini. Per gli inquirenti, era il segnale per l’assassino, che poco dopo, in effetti, ha premuto il grilletto.