Un presidio rassicurante nella percezione dei cittadini, ma con margini di manovra clinica molto più stretti di quanto si creda. È il ritratto dei Punti di Primo Intervento tracciato da Gaetano Dipietro, anestesista rianimatore, medico legale e già direttore del 118 delle province di Bari e Barletta-Andria-Trani, oggi referente regionale pugliese per le maxi emergenze. Origini netine, esperienza tutta costruita sul campo dell’emergenza-urgenza: un profilo che, come presentato all’incontro, dà peso specifico alle sue parole.
L’occasione del confronto
L’analisi è arrivata a Noto, in un incontro promosso da Cittadinanzattiva – Zona Sud e coordinato dal dottor Vittorio Padua, dedicato alla programmazione sanitaria e alla gestione dell’emergenza-urgenza nel comprensorio. Un confronto tecnico, non una passerella: al centro, la domanda che da tempo circola tra gli operatori del settore, ossia se i PPI stiano davvero assolvendo alla funzione per cui sono nati.
Cosa sono i PPI e dove si trovano a Siracusa
Il Punto di Primo Intervento è una struttura sanitaria territoriale pensata per assorbire le urgenze di basso e medio livello, sgravando i Pronto Soccorso ospedalieri dai codici minori. Nella provincia di Siracusa la rete conta diverse sedi, generali e pediatriche: il PPI di Siracusa è ospitato presso l’Ospedale Umberto I, quello di Augusta al Muscatello, quello di Lentini è stato di recente riaperto anche nella versione pediatrica (dopo circa un anno e mezzo di stop), mentre a Noto operano due sedi distinte, una al Trigona e una al Di Maria di Avola.
Lo scetticismo di Dipietro: dove nasce
Il nodo, secondo Dipietro, è uno scollamento tra percezione e realtà clinica. Il cittadino vede nel PPI un presidio vicino e rassicurante; nei fatti, però, la struttura può offrire solo una prima valutazione e una stabilizzazione iniziale, senza gli strumenti per affrontare urgenze importanti. Mancano spesso laboratorio d’analisi, radiologia, consulenze specialistiche e posti di osservazione breve: proprio ciò che serve quando il quadro clinico si complica.
C’è poi il fattore tempo, che in medicina d’urgenza è tutto. Davanti a un infarto, un ictus, un trauma maggiore o un sospetto di emorragia interna, fermarsi in un PPI rischia di allungare il percorso assistenziale invece di accorciarlo, con un ritardo che può costare caro. A questo si somma un problema di allenamento clinico: i bassi volumi di casi trattati non permettono al personale di mantenere la prontezza operativa necessaria per le vere emergenze.
Il quadro si completa con criticità organizzative: un’identità ambigua che genera sovrapposizioni con 118, guardia medica e Pronto Soccorso; il rischio che il trasferimento dei pazienti complessi verso l’ospedale di riferimento sottragga ambulanze e personale al 118 territoriale; una carenza di organico ormai strutturale; e costi fissi che, a fronte di un’efficienza limitata, pesano sulle casse pubbliche senza un ritorno proporzionato. Per Cittadinanzattiva, la sintesi è netta: una sanità di facciata, che tiene in vita presidi deboli più per consenso che per reale utilità clinica.
La proposta su Noto
Sul territorio netino, l’indicazione emersa dall’incontro è puntuale: istituire un Presidio Territoriale di Emergenza (PTE) con ambulanza medicalizzata presso il Trigona, superando quello che viene definito un Pronto Soccorso “h12” e trasformandolo in un vero Pronto Soccorso H24.
Perché il Trigona si ferma a 12 ore
Qui la vicenda si interseca con un dossier più ampio: il piano di rifunzionalizzazione che ha unificato, sulla carta, gli ospedali di Noto e Avola. Negli anni il baricentro dei servizi si è spostato sul Di Maria di Avola, che ha ereditato Rianimazione e Terapia Intensiva. È proprio l’assenza di questi reparti al Trigona a impedire l’apertura H24 del Pronto Soccorso netino: senza un supporto rianimatorio in loco, gestire le urgenze più gravi comporterebbe rischi clinici.
Il tema è tutt’altro che sopito: negli ultimi mesi se ne sono occupati sia la politica regionale, con interrogazioni e sopralluoghi, sia il Consiglio comunale di Noto, che ha approvato un atto di indirizzo per chiedere il ripristino delle 24 ore.
Un cortocircuito, insomma, che lega il destino dei PPI a quello della rete ospedaliera nel suo complesso: potenziare i presidi intermedi senza risolvere il nodo Trigona-Avola rischia di essere, secondo la lettura di Dipietro e Cittadinanzattiva, un rattoppo che lascia intatto il problema di fondo.






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