C’è un rumore che gli abitanti della zona centrale di Siracusa hanno imparato a temere: quello degli operai che scavano l’asfalto per raggiungere una condotta rotta. Stamattina è toccato di nuovo a loro. Aretusacque ha comunicato che una diramazione della condotta adduttrice DN 600 di Bufalaro Basso si è rotta all’interno di una proprietà privata, costringendo il gestore a chiudere la condotta principale per intervenire in sicurezza.
Gli effetti
Il risultato: buona parte del centro città resterà senz’acqua, e tra i quartieri coinvolti c’è anche la Pizzuta, il rione residenziale disseminato di ville e piscine che fino a ieri sembrava un’isola felice rispetto ai disagi del centro storico. Aretusacque non sa ancora dire quando il rubinetto tornerà a funzionare: prima servono gli scavi, poi la valutazione del danno, solo dopo una stima dei tempi. Nel frattempo la Protezione Civile è stata allertata per portare autobotti nelle zone più colpite.
L’estate della sete a Siracusa
È l’ennesimo episodio di un’estate che a Siracusa si sta trasformando in un assedio fatto di caldo e sete. Da aprile la città convive con guasti a ripetizione lungo le condotte di adduzione, cali di pressione improvvisi e giornate intere senza servizio. Ma è Ortigia, il cuore turistico della città, a pagare il prezzo più alto. È lì che si concentrano alberghi, b&b, ristoranti e la gran parte dei flussi turistici estivi, ed è lì che la crisi idrica smette di essere un disagio domestico e diventa un problema economico.
I danni al turismo
Gli albergatori e i titolari di case vacanza lo raccontano senza troppi giri di parole: arrivano disdette. Turisti che, prima di prenotare o all’ultimo momento, leggono delle interruzioni idriche e cambiano destinazione, temendo di trovarsi in una città senz’acqua nel pieno di agosto. Per un’economia locale che vive di stagione turistica, ogni prenotazione persa pesa doppio: si perde l’incasso immediato e si rischia un danno d’immagine che dura più a lungo di un guasto alla rete.
Le cause dei guasti
Le cause di questa emergenza non sono un mistero per chi segue da vicino la questione idrica siracusana. La rete cittadina è vecchia, in alcuni tratti risale a decenni fa, e le perdite lungo le condotte sono un problema strutturale, non episodico. A questo si aggiungono le micro-interruzioni elettriche che mandano in tilt gli impianti di sollevamento e la pressione della domanda che, nei mesi più caldi, mette sotto stress un sistema già fragile. Aretusacque stessa ha parlato di una concatenazione di eventi tecnici, atmosferici e sociali che si sono sommati, aggravando una situazione già precaria.
La nuova gestione
Proprio ad Aretusacque, dal 25 giugno scorso, è passata la gestione del servizio idrico a Siracusa, dopo l’uscita di scena di SIAM. Il nuovo gestore ha annunciato un piano di investimenti trentennale, dal valore complessivo dichiarato di 366 milioni di euro, destinato a ridurre le perdite lungo la rete, rinnovare le condotte più vecchie, potenziare gli impianti di sollevamento e migliorare la depurazione. Un piano ambizioso, ma che per sua natura richiede tempo: anni, non settimane. E questo è il nodo che la città si trova davanti, mentre ancora aspetta di sapere quando tornerà l’acqua alla Pizzuta e nel resto del centro.
Nell’attesa, resta la sensazione di una città che vive alla giornata, tra autobotti, rubinetti a secco e la paura, sempre più concreta, che l’emergenza idrica diventi parte del paesaggio estivo di Siracusa tanto quanto il mare e il Teatro Greco.






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