Per imporre a un’azienda agricola di Rosolini l’acquisto delle pedane in legno prodotte nella fabbrica della famiglia Trigila, si era scomodata Nunziatina Bianca, la moglie del boss Antonio Trigila, detto “Pinuccio Pinnintula”. E’ questo uno de passaggi contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Catania Loredana Pezzino, su richiesta del pm della Direzione distrettuale antimafia, Alessandro Sorrentino, che ha coordinato le indagini della polizia.

Il gruppo criminale era guidato da Angelo Monaco, tornato in libertà il 25 agosto 2016. Monaco – come spiegato dagli investigatori – aveva deciso non di investire capitali illeciti in attività lecite, ma di “ricalcare un modello delinquenziale di tipo tradizionale, puntando su attività quali il traffico di droga e le estorsioni ai danni delle imprese”.

Monaco, affiancato dalla moglie Elisabetta Di Mari e dall’uomo di fiducia, Pietro Crescimone, avrebbe fatto arrivare nella provincia aretusea ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Il 28 febbraio 2017, proveniente da Villa San Giovanni, il figlio della Di Mari era stato trovato in possesso di un chilo di cocaina, nascosto nella portiera del veicolo su cui viaggiava; nella notte tra il 21 e il 22 maggio 2017, Monaco e Crescimone erano stati arrestati a Villa S. Giovanni perché trovati in possesso di circa 71 chili di hashish nascosti a bordo del furgone su cui viaggiavano.

I due si erano riforniti a Milano. Parallelamente gli investigatori hanno individuato una seconda associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, composta da marocchini con base operativa a Milano e ramificazioni a Messina e Novara, in grado di far giungere sul territorio nazionale rilevanti quantitativi di sostanza stupefacente, che venivano ceduti a vari acquirenti tra cui Monaco.