Se il conducente di un’auto coinvolta in un incidente stradale non viene avvisato che ha la facoltà di farsi assistere da un legale di fiducia nel momento in cui gli viene prelevato il sangue ai fini dell’accertamento di un’eventuale presenza di alcool o droga, l’accertamento, in quanto “atto irripetibile”, è nullo. E’ quanto ha ribadito il Tribunale di Marsala (giudice monocratico Mario Faillaci) nel processo bis a Maurizio Gagliano, 56 anni, di Partanna (Tp).

Ai primi del 2017, Gagliano era stato assolto dal giudice monocratico Lorenzo Chiaramonte perché, quando, a fine aprile 2014, finì al pronto soccorso dell’ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano per le ferite riportate in un incidente stradale, non fu avvisato da nessuno del fatto che il sangue che gli stava per essere prelevato doveva essere analizzato a “fini investigativi” e che quell’esame era stato espressamente chiesto dalle forze dell’ordine (polizia stradale). E che, quindi, aveva la facoltà di nominare subito un avvocato difensore.

Contro la sentenza di assoluzione fece, poi, ricorso in Cassazione la Procura generale presso la Corte d’appello di Palermo. E la Suprema Corte – ribadendo che l’obbligo di avvisare l’interessato che può nominare un legale di fiducia non sussiste soltanto quando i medici gli analizzano il sangue a fini terapeutici, non certo a fini investigativi – annullò la sentenza del giudice Chiaramonte, ma soltanto per rifare un altro processo, sempre davanti al Tribunale di Marsala (naturalmente davanti ad altro giudice), solo per verificare “se l’esame alcolemico era stato effettuato autonomamente dai sanitari con finalità curativa o se, invece, era stato eseguito su richiesta degli agenti di polizia e, dunque, con finalità investigativa”. E dal momento che fu la polizia stradale di Trapani a chiedere l’accertamento, anche il giudice che ha celebrato il secondo processo (Mario Faillaci) ha assolto Maurizio Gagliano.