I funzionari delle dogane di Trapani hanno individuato un’azienda che commercia autovetture usate che, anche grazie al coinvolgimento di altre persone, acquistava auto in Belgio, Francia e Spagna per rivenderle a clienti italiani.

Nessuna fattura e tachimetri manomessi

A quest’ultimi, però, non veniva rilasciata alcuna fattura facendo così perdere le tracce della propria intermediazione in totale evasione delle imposte. Le indagini hanno permesso di accertare che i clienti venivano, in realtà, truffati. Attraverso la manomissione dei contachilometri, infatti, le autovetture venivano rivendute con un chilometraggio inferiore rispetto a quello effettivo.

Sanzioni per oltre 92.000 euro

Oltre al recupero dell’Iva evasa per 50.000 euro circa e all’applicazione di sanzioni fino a 92.000 euro, i responsabili sono stati denunciati per occultamento di scritture contabili e truffa.

A Ragusa maxi truffa

Lo scorso febbraio, gli agenti di polizia di Ragusa indagarono 12 persone, tra acquirenti privati, titolari di rivendite di auto e titolari di agenzie disbrigo pratiche, a vario titolo ed in concorso tra loro, per truffa, falsità materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

La vicenda

Gli inquirenti hanno svelato che era stato organizzato un sistema per vendere auto, eludendo il fisco, consentendo ai commercianti di auto di guadagnare molti soldi, applicando tariffe molto basse, capaci di sbaragliare, in modo illegale, la concorrenza. Una modalità che, secondo la polizia, avrebbe permesso di compiere attività di riciclaggio, emersa durante le indagini, avviate nei mesi scorsi dopo alcune segnalazioni.

Le auto dall’estero

Dalle indagini è emerso che alcuni veicoli, provenienti dall’estero, sarebbero stati immatricolati presso la Motorizzazione attraverso documentazione false da parte di diverse concessionarie, “nonché attraverso la compiacenza di agenzie di consulenza automobilistica che, nei fatti, formulavano e sottoscrivevano falsamente per conto ed all’insaputa del compratore affinché questi non venisse mai a conoscenza dell’origine estera del veicolo, il cui valore commerciale è largamente inferiore rispetto alle quotazioni nazionali” spiegarono dalla questura di Ragusa.