L’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, ha inaugurato oggi la Casa di comunità di Riesi, in provincia di Caltanissetta, e nella stessa mattinata ha aperto anche la struttura di San Cataldo. Due nuovi presìdi che rafforzano la rete della sanità territoriale nel Nisseno e ampliano l’offerta di servizi di prossimità per i cittadini.

La sede di Riesi si trova in un edificio di oltre mille metri quadrati, realizzato dall’Asp di Caltanissetta in qualità di soggetto attuatore.

L’intervento è stato finanziato con 1 milione e 232 mila euro a valere sui fondi del Pnrr – Missione 6, la componente del Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicata al rafforzamento dell’assistenza territoriale e alla riorganizzazione dei servizi sanitari di prossimità.

Nel corso della mattinata l’assessore ha inaugurato anche la Casa di comunità di San Cataldo, secondo intervento nel Nisseno nell’ambito dello stesso programma di potenziamento della rete sanitaria locale.

I servizi attivi a Riesi

La Casa di comunità offre specialistica ambulatoriale, punti prelievo per analisi, servizio infermieristico e supporto amministrativo. All’interno lavorano sei medici di medicina generale e un pediatra di libera scelta. La presenza dei medici di base nello stesso edificio consente una presa in carico più immediata e una maggiore continuità assistenziale.

L’obiettivo è intercettare i bisogni di salute direttamente sul territorio, evitando spostamenti verso altre strutture e riducendo il ricorso ai pronto soccorso per problematiche non urgenti. La concentrazione dei servizi in un’unica sede semplifica l’accesso e migliora l’organizzazione delle prestazioni.

“Meno pronto soccorso, più assistenza sul territorio”

Durante l’inaugurazione, l’assessore Faraoni ha sottolineato il significato dell’intervento: “Questa casa di comunità – dice l’assessore Faraoni – è presidio sanitario di qualità, in grado di soddisfare i bisogni dei cittadini. La sua apertura rappresenta un altro passo avanti compiuto dal sistema sanitario regionale verso il radicamento, in tempi brevi, di un nuovo modello organizzativo territoriale che garantisca continuità nelle prestazioni e un’adeguata accoglienza degli utenti. Le persone non saranno costrette a rivolgersi, a causa della mancanza di alternative, ai pronto soccorso anche per problemi non gravi: in strutture come queste riceveranno le risposte e le cure di cui avranno bisogno”.