A poche ore dalla notifica dell’invito a comparire per il 6 maggio, la difesa di Andrea Sempio prende posizione pubblica su entrambe le novità più dirompenti dell’imputazione formulata dalla Procura di Pavia. Due contestazioni, due argomenti distinti. Il 38enne di Vigevano, unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, non riesce “a capacitarsi” del movente sessuale indicato dall’accusa. E i suoi legali non riescono a spiegarsi tecnicamente perché l’aggravante della crudeltà sia comparsa ora, dopo 19 anni, quando non era mai stata contestata ad Alberto Stasi.
A riferire la posizione dell’indagato è l’avvocata Angela Taccia, che assiste Sempio insieme al collega Liborio Cataliotti.
“Non la frequentava, quando andava in casa lei era a lavorare”
Il movente indicato nell’invito a comparire è esplicito: Sempio avrebbe ucciso Chiara Poggi “per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale”. Un punto che l’indagato, secondo quanto riportato dall’avvocata Taccia, fatica a comprendere nella sua stessa premessa logica.
Sempio, riferisce la legale, ripete: “Non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso sociale, non si capisce da dove deducano un movente sessuale”. E aggiunge un elemento di fatto: lui “non la frequentava, non la vedeva spesso, anzi, quando andava in casa, Chiara Poggi era a lavorare”.
Il ragionamento della difesa parte da qui: se Sempio era amico di Marco Poggi, fratello minore di Chiara, ma nei fatti non aveva quasi contatti diretti con lei, come si costruisce un movente fondato su un rifiuto? La risposta, per i legali, non è nell’atto notificato. E senza il deposito degli atti completi, quella risposta non può ancora arrivare.
“L’aggravante della crudeltà non fu contestata a Stasi: tecnicamente non lo capiamo”
Il secondo nodo sollevato dalla difesa è di natura strettamente tecnica. La nuova imputazione contesta a Sempio l’aggravante della crudeltà, in riferimento al numero e all’entità delle ferite inferte alla vittima. Ma quella stessa aggravante non fu mai contestata ad Alberto Stasi nel processo che lo ha portato alla condanna definitiva a 16 anni.
Le ferite su Chiara Poggi sono rimaste le stesse. Il corpo è quello del 13 agosto 2007. Gli avvocati Taccia e Cataliotti lo mettono in fila in modo secco: “Quello che ci ha lasciato abbastanza basiti è il fatto, non solo che sia stato tolto il concorso – che era abbastanza prevedibile – ma che è stata aggiunta l’aggravante della crudeltà che non era stata contestata a Stasi. Non si capisce come mai dopo 19 anni le ferite rimangano quelle ma venga aggiunta quell’aggravante. Questo tecnicamente non lo capiamo”.
La strategia: attendere il 415 bis prima di decidere
Sul 6 maggio, la difesa non anticipa nulla di definitivo. Gli avvocati Taccia e Cataliotti confermano che Sempio non ha ancora ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini preliminari (il cosiddetto 415 bis), che precede formalmente la conclusione del lavoro degli inquirenti. Senza quel documento, gli atti non sono stati depositati e la difesa lavora senza accesso al fascicolo completo.
“Aspetteremo l’ostensione degli atti, dato che il 415 bis non c’è ancora stato notificato, e valuteremo i passi più opportuni da fare strategicamente”, dichiarano i legali. La possibilità che Sempio scelga di non rispondere durante l’interrogatorio resta concreta, come già era accaduto nella prima convocazione a cui non si era presentato.






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