C’è una città che, nel centrodestra della provincia di Siracusa, vale più di un simbolo: Avola. È la città di Luca Cannata, deputato nazionale che ha sfiorato la guida del coordinamento regionale di Fratelli d’Italia, e di sua sorella Rossana Cannata, sindaca e figura di riferimento del partito meloniano nell’area aretusea. Una fortezza, costruita mattone per mattone negli anni. Ed è proprio lì che il generale Roberto Vannacci ha scelto di piantare la sua prima bandierina nel Siracusano.
Il Comitato di Vannacci ad Avola e la strategia del generale
Un comitato di Futuro Nazionale è stato costituito ad Avola. Non è un caso geografico: è una mossa da risiko politico.
La strategia di Vannacci su scala nazionale è nota: non attaccare FdI frontalmente, ma eroderne il bacino dall’interno, costruendo strutture territoriali dove il partito della Meloni è più radicato e visibile. In Sicilia il generale ha già annunciato la sua presenza alle prossime regionali, forte di oltre 4.200 tesserati dichiarati sull’isola. Il tour siciliano di Futuro Nazionale ha esordito a Catania con cinquecento persone in sala e duecento rimaste fuori. Numeri che non si ignorano.
Il volto avolese di questa operazione porta il nome di Giovanni Rametta, ex capogruppo di FdI in consiglio comunale, da tempo in rotta di navigazione autonoma rispetto all’orbita Cannata. La sua presenza all’evento catanese di Vannacci, documentata fotograficamente, e la sua ammissione che “la tentazione è forte” rispetto all’adesione al comitato locale raccontano di un esponente politico che ha già scelto, anche se ancora non ha firmato. Lo hanno già fatto i suoi amici, fondatori del Comitato legato al generale.
Il polo alternativo e le elezioni ad Avola
A complicare il quadro, e a renderlo più interessante sotto l’aspetto politico, c’è un secondo fronte che si era già aperto mesi prima. Lo scorso aprile, sempre ad Avola, Rametta, legato da un rapporto politico personale con il deputato regionale, Carlo Auteri, sedeva a un tavolo diverso: quello del nascente polo civico e moderato del centrodestra locale, con esponenti di Forza Italia, tra cui i gennusiani Fabio Iacono e Luciano Bellomo, il responsabile provinciale di Noi Moderati, Nino Campisi, e Corrado Loreto, alfiere del MPA del parlamentare regionale, Peppe Carta: tutti, gli esponenti avolesi, accomunati da una distanza netta dall’asse Cannata che punterebbe alla rielezione di Rossana Cannata. L’obiettivo dichiarato era costruire un’alternativa in vista delle comunali del 2027, partendo dai contenuti e non dai nomi.
I due percorsi
Due tavoli, due orizzonti politici — le regionali e nazionali da un lato, le amministrative dall’altro — ma un denominatore comune: Avola come terreno di sfida alla leadership meloniana locale. Che le due iniziative siano coordinate o parallele è ancora da stabilire. Ma il fatto che lo stesso nome compaia in entrambe le stanze dice già qualcosa sulla geografia delle ambizioni in campo.
Per FdI la questione non è solo tattica. È una questione di narrazione. Il partito di Meloni ha costruito nel Siracusano un’identità di forza egemone, capace di tenere unito il centrodestra sotto la propria regia. Se quella regia comincia a scricchiolare proprio ad Avola, la città-simbolo, il feudo politico di famiglia, il danno non si misura soltanto in voti, ma in credibilità politica.
Quanto pesa Vannacci?
Quanto pesa oggi il comitato vannacciano di Avola? Poco, probabilmente, se misurato con il metro degli iscritti o della struttura organizzativa. Ma la politica non funziona solo con i numeri: funziona anche con i segnali. E questo segnale, una breccia aperta nella muraglia meloniana, proprio lì, proprio ora, con le regionali e le nazionali che si avvicinano, è già abbastanza rumoroso da non poter essere ignorato.






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