“Il picco da 20 testimonia che è successo qualcosa ma non c’è alcuna violazione”. Il presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale, risponde così, in un’intervista a La Gazzetta del Sud, al nodo dei picchi di benzene registrati nella zona industriale, uno dei punti al centro della nota con cui l’assessore regionale al Territorio e ambiente Giusi Savarino aveva chiesto ad Arpa Sicilia di riproporre agli industriali l’installazione di sistemi di monitoraggio non invasivi. La vicenda si incastra con i miasmi nei Comuni del Petrolchimico, tra cui Priolo dove si sono avvertiti malori. La Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta per far luce su possibili violazioni di legge a tutela della salute pubblica.

I ritardi denunciati da Confindustria

Nella sua nota, Savarino aveva fatto leva su un’apertura raccolta nelle sedute della IV commissione Ars: i rappresentanti di Confindustria avrebbero dichiarato che il diniego espresso in passato sui sistemi non invasivi non verrebbe oggi reiterato, a patto che la proposta sia corredata dalle relative schede tecniche. Reale non conferma questa lettura in termini di disponibilità immediata: “Dialogo e massima disponibilità da parte nostra, ma siamo ancora in attesa di un tavolo tecnico tra Arpa e aziende che avevamo proposto”. Aggiunge che la richiesta di installare gli analizzatori risale “alla fine del 2023”, mentre le aziende avrebbero chiesto chiarimenti “su proposte e necessità”, poiché “hanno già numerosi controlli e rispettano le normative di riferimento”.

Gli sforamenti di benzene

Sul benzene, punto sensibile sollevato dall’emergenza miasmi che ha portato all’inchiesta della Procura di Siracusa, Reale rivendica la piena conformità: “Il limite è uno solo, 5 microgrammi al metro cubo come media annua, e noi lo rispettiamo”. E indica la soluzione non nel monitoraggio ma nella normativa stessa: «Bisogna cambiare norme che fanno riferimento a normative nazionali. Ma ricordiamoci che c’è un senso scientifico sanitario nelle normative. E le aziende rispettano le norme».

Savarino, nella sua nota, aveva anche rivendicato l’impegno di Arpa “24 ore al giorno sul territorio”, sottolineando come maggiori controlli siano “a garanzia delle imprese sane”. Reale rilancia la questione sul fronte opposto, quello della dotazione dell’agenzia: “Nella nostra zona industriale dovrebbe esserci la presenza costante dell’Arpa con persone dedicate full time. Il fatto che non ci sia è sorprendente. Ci si aspetterebbe ben altro da enti di controllo, ne beneficerebbero tutti”. Aggiunge inoltre che i rilevatori “devono essere posti in un determinato modo per non diffondere dati non conformi alla realtà”, una precisazione tecnica che introduce, di fatto, una condizione ulteriore all’installazione degli analizzatori richiesti dall’assessorato.

“Non ci siamo solo noi”

Il presidente di Confindustria sottolinea che le aziende dispongono già di “tantissimi analizzatori previsti dalle norme” e che “il piano di monitoraggio viene trasmesso periodicamente agli Enti”. Non manca però un’ammissione di responsabilità che va oltre la linea puramente difensiva: “Sappiamo che l’80 per cento delle problematiche riguarda le aziende del petrolchimico”. Un dato che Reale colloca comunque in un quadro più ampio: “Non siamo i soli. Penso alle navi in rada, alle discariche o alle piccole aziende per le quali abbiamo sempre chiesto controlli che non risulta siano mai stati fatti”.