Il concorso per dieci vigili urbani di Melilli continua a far discutere, e stavolta a metterci il timbro è il TAR di Catania. La sentenza, depositata dopo l’udienza del 9 luglio, dice più o meno questo: la Commissione esaminatrice non aveva mai stabilito, prima delle prove orali, quali criteri usare per dare i voti. Un dettaglio che sembra burocrazia, ma che per i giudici amministrativi è tutto: senza criteri fissati in anticipo, il classico “18” o “20” scritto sul foglio non basta a spiegare perché un candidato sia stato promosso e un altro no.

La vicenda

Andiamo con ordine, perché la storia è lunga e complicata come un labirinto. Il concorso, bandito nel marzo 2024, prevedeva scritto, orale e valutazione titoli. I ricorrenti, un gruppetto di candidati che allo scritto avevano preso 30/30, all’orale si sono visti assegnare punteggi sotto la soglia minima di 21/30: chi 18, chi 19, chi addirittura 17. Punteggi che hanno scoperto solo mesi dopo, quando il Comune si è accorto di “errori di trascrizione” e ha rifatto la graduatoria, tagliando fuori quasi tutti quelli che prima erano stati inclusi. Da 198 idonei a 43: un dimagrimento niente male.

Le assunzioni a Melilli ed a Francofonte

Nel frattempo, però, il Comune aveva già assunto venti persone attingendo alla prima graduatoria “gonfia”, e ne aveva pure “prestate” sei a Francofonte, paese che ha usato l’elenco di Melilli per completare il suo organico.

I ricorrenti sono finiti in tribunale lamentando un po’ di tutto: commissari che si dichiaravano “a rischio incompatibilità” ma restavano in sella, sedute con solo due componenti su tre, un membro che partecipava in videoconferenza, verbali muti sulle domande fatte e le risposte date. Insomma, un cantiere aperto.

La difesa del Comune

Il Comune si è difeso dicendo che, appena accortosi dei problemi, aveva già rimediato da solo: aveva annullato in autotutela le prove incriminate e le aveva fatte ripetere. Su questo punto il TAR ha dato ragione all’amministrazione: il ricorso originario è “superato”, perché nel frattempo la partita si era spostata sulla prova ripetuta. Bocciate anche le accuse di conflitto d’interesse contro presidente e segretario della commissione, giudicate troppo generiche.

Il nodo dei criteri: si faranno gli esami orali

Ma sul punto dei criteri di valutazione mai fissati, i giudici hanno tagliato corto: fondato, e quindi tutto da rifare. Il Comune dovrà rinnovare ancora una volta l’orale, con una commissione diversa, che stavolta dovrà mettere nero su bianco le regole del gioco prima di far entrare i candidati in aula.

Lo scontro politico tra Nicita e Carta

Sullo sfondo, però, c’è anche una partita tutta politica, che va avanti da mesi parallela a quella nei tribunali. Il senatore del Pd Antonio Nicita ha presentato un’interrogazione parlamentare sul caso, portandolo fin sul tavolo del ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo che ha definito anomalo il concorso al punto che gli atti sono stati girati alla Procura di Siracusa e alla Corte dei Conti. Un passaggio pesante, che alza il livello dello scontro. Dall’altra parte, il sindaco di Melilli Carta ha sempre difeso l’operato degli uffici, ritenendo grave l’iniziativa di Zangrillo ed accusando una esponente del Pd, senza indicarne il nome, di aver fatto pressioni alla sua vicesindaca per raccomandare un candidato.

Le spese

Risultato finale, per ora: i ricorrenti non riottengono il posto, ma nemmeno restano a mani vuote, perché la partita si riapre. Il Comune paga le spese di giudizio, quasi 4.600 euro, e dovrà organizzare un terzo giro di orali. Chi ha già vinto il concorso, per il momento, resta al suo posto. Ma la storia, tra Procura, Corte dei Conti e nuova prova in arrivo, è tutt’altro che chiusa.