Le imprese che nel 2025 hanno investito nella Zes unica in Sicilia riceveranno l’intero credito d’imposta richiesto e non solo il 75% coperto dallo Stato. La Regione Siciliana mette 209,2 milioni di euro di fondi propri per finanziare la quota rimasta scoperta. Lo stanziamento è contenuto nella variazione di bilancio 2026 approvata dall’Ars.
Come funziona la copertura regionale
Le domande presentate sono 2.353. Riguardano investimenti già realizzati per oltre 1 miliardo e 625 milioni di euro in impianti, macchinari, attrezzature e immobili. I numeri del credito d’imposta 2025 sono questi:
- credito richiesto: 836,8 milioni;
- quota statale: circa 627,6 milioni, pari al 75%;
- quota regionale: 209,2 milioni, cioè il restante 25%.
Secondo la Regione, l’intervento consentirà anche di accelerare le erogazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Come ricostruisce il pezzo d’apertura sulla manovra da 1,4 miliardi approvata dopo la lunga notte dell’Ars, la copertura con risorse regionali libera anche fondi extraregionali, che saranno riprogrammati per altri investimenti.
Schifani: «Sostenere le imprese con risorse proprie»
«Il miglioramento dei conti ci consente di sostenere le imprese e il lavoro con risorse proprie», dichiara il presidente della Regione, Renato Schifani.
«In anticipo sulle altre Regioni, abbiamo scelto di finanziare la quota residua del credito d’imposta, garantendo il massimo beneficio a chi ha investito in Sicilia. È un impegno che manteniamo verso il nostro sistema produttivo, perché gli imprenditori possano programmare nuove iniziative e nuove assunzioni contando sul sostegno delle istituzioni. La crescita va accompagnata con scelte di bilancio coerenti: è la direzione che il mio governo continua a seguire».
Cosa cambia per le imprese
Senza l’integrazione regionale, i beneficiari avrebbero ricevuto solo i tre quarti del credito spettante. Prendiamo un’impresa con un credito riconosciuto di 100mila euro: con i soli fondi statali ne avrebbe avuti circa 75mila. Con la quota regionale li riceve tutti e 100mila.
Il ddl «Coesione e crescita» è passato all’Ars con i soli voti della maggioranza, dopo una seduta di oltre 21 ore. Ora a Sala d’Ercole tocca al rendiconto generale e poi alla manovra di stabilità, l’ultima della legislatura.



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