Arriva un Commissario mandato dal Ministero per la autostrade siciliane gestite dal Cas. Non è bastato il limite di velocità a 60 chilometri orari imposto dal Cas e in vigore Il provvedimento è in vigore da martedì ad evitare che, scaduto l’ultimatum, Roma prendesse in mano la situazione. Al contrario il provvedimento legato a due cantieri e disposto su un tratto della Messina-Palermo fino al 31 dicembre e in un altro spezzone della Messina-Catania solo fino al 18 dicembre, è risuonato come una sorta di beffa dell’ispezione romana nonostante i siciliani si trovino, adesso, a viaggiare sulle autostrade A18 e A20 a passo di lumaca, con limiti addirittura inferiori a quelli di molte strade statali.
I provvedimenti di limitazione della velocità
I provvedimenti, scattati lungo le due arterie gestite dal Consorzio Autostrade Siciliane (Cas), riguardano complessivamente poco più di 86 chilometri e mezzo di rete viaria. Le restrizioni sono state imposte per motivi di sicurezza e sono strettamente legate alle condizioni in cui versano le carreggiate, emerse a seguito delle verifiche tecniche e delle ispezioni disposte dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit).
Nel dettaglio, lungo la A20 Messina-Palermo le limitazioni colpiscono poco più di 48 chilometri nel tratto compreso tra gli svincoli di Villafranca Tirrena e Patti, con un provvedimento che resterà in vigore fino al 31 dicembre. Lungo la A18 Messina-Catania, invece, i limiti interessano circa 38 chilometri e mezzo e sono dettati dai lavori per la sostituzione dei giunti stradali; in questo caso la scadenza dell’ordinanza è fissata per il 18 dicembre. A fronte di questi pesanti disagi, Federconsumatori è intervenuta invitando gli automobilisti alla massima prudenza e chiedendo formalmente la sospensione del pagamento dei pedaggi autostradali.
L’ultimatum dei cento giorni
L’ultimatum di cento giorni concesso a luglio dal MIT al Consorzio è scaduto lo scorso 26 ottobre senza produrre le risposte strutturali attese. A far traboccare il vaso e accelerare le manovre romane sono state proprio le ultime ordinanze del CAS. Una pezza temporanea e che non rispecchierebbe le indicazioni dei commissari. Una scelta che ha scatenato il caos viario e che il ministero ha bollato come inaccettabile se intesa come soluzione permanente.
Il “giallo” delle competenze e lo scontro interno fra Lega e FdI
Mentre da Roma si invoca la bandiera del “federalismo concreto” per giustificare la gestione straordinaria, le opposizioni regionali e nazionali sollevano il velo sui reali retroscena della mossa. Pippo Lombardo, deputato regionale di Sud chiama Nord, lancia una pesante accusa di natura procedurale e politica: il commissariamento del CAS non è una prerogativa giuridica del MIT, bensì del governo regionale guidato da Renato Schifani.
Ma il retroscena che si racconta nei corridoi è il paradosso politico che si sta consumando all’interno delle stanze della Regione Siciliana. Secondo quanto denunciato dallo stesso Lombardo, il dossier romano gestito da Sammartino (Lega) rappresenta nei fatti un “commissariamento politico” ai danni del collega di giunta Alessandro Aricò, assessore regionale alle Infrastrutture. Una sovrapposizione di ruoli che fotografa le profonde crepe interne al centrodestra siciliano sulla gestione delle emergenze strutturali. Uno scontro, insomma, fra Lega e Fratelli d’Italia nella giunta regionale
Le reazioni: “Il CAS è un poltronificio”
Mentre si consuma il commissariamento i cui esiti restano ignoti, piove un altro attacco. Dafne Musolino, senatrice e vicecapogruppo di Italia Viva, parla del Cas come di “un poltronificio a beneficio della classe dirigente regionale”, i cui costi in termini di inefficienza e pericolo vengono pagati quotidianamente dai cittadini e dalle imprese siciliane.



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