Si è tenuta nelle campagne delle sorelle Cannata, in località Sette Aje, lungo le sponde del fiume Belice, la suggestiva passeggiata in vigna, preceduta da un’interessante e appassionata illustrazione del protocollo agro-omeopatico utilizzato in agricoltura da questa società agricola che mira, appunto, a promuovere una coltivazione sostenibile che supporti la pianta nel suo naturale sviluppo e che naturalmente non determini impatti a carico dell’ambiente.

Le sorelle Cannata (all’anagrafe Rosalia, Cristina, Agata e Gabriella), insieme all’eccezionale figura paterna, Leonardo (che ama definirsi vignaiolo, ndr) hanno evidenziato la naturalità e la naturalezza del metodo di coltivazione agro-omeopatico, che si riflette sulla qualità delle produzioni, assolutamente ultra-biologiche e con ridottissimo e oculato ricorso a sostanze chimiche.

L’agro-omeopatia, infatti, ha il pregio di tutelare la resistenza naturale delle piante, minimizzando l’aiuto esterno da parte dell’uomo e sostenendo in definitiva le proprietà nutraceutiche dei prodotti agricoli (la nutraceutica è un neologismo sincratico, che deriva dai termini nutrizione e farmaceutica, coniato da Stephen De Felice, che davvero incarna quanto sosteneva Ippocrate nella sua massima “Fa’ che il cibo sia la tua medicina”…).

Nel protocollo omeopatico in agricoltura, rara eccezione nel panorama odierno, si realizza peraltro un assorbimento amplificato dei nutrienti da parte delle piante. La validità del ricorso all’agro-omeopatia è stata verificata empiricamente dalle sorelle Cannata (vi è parimenti una ricca letteratura in proposito nonché studi scientifici ed esperimenti colturali che ne sostengono la bontà), riscontrando positivamente piante più fortificate, malgrado una progressiva diminuzione e sostituzione dei prodotti comunemente usati anche in agricoltura biologica (zolfo e rame).

“Il metodo innovativo – proseguono le sorelle Cannata -prevede l’uso di sostanze naturali diluite e dinamizzate che veicolano alle piante un’informazione energetico-vibrazionale. L’agro-omeopatia, pertanto, è la tecnica di coltivazione più ecosostenibile attualmente adottabile, con impatto ambientale pari a zero e in sintonia con il rispetto dell’ambiente”.

La tecnica d’impiego – l’azienda en rose delle sorelle Cannata è la prima ad avervi fatto ricorso in Sicilia e tra le prime nel Paese e in Europa – presenta inoltre altri benefici, innescando anzitutto un circolo virtuoso con il quale s’innalza la qualità dei prodotti della terra, non crea resistenza delle piante verso i prodotti stessi in quanto naturali (cosa che invece avviene per i trattamenti di matrice chimica che spesso richiedono principi attivi a dosi superiori), favorendo l’ecosistema in generale e quindi la biodiversità e la presenza di insetti utili.

Il ricorso all’agro-omeopatia, che potremmo definire di etica nell’agricoltura, è frutto di un attento e meticoloso studio che è praticamente individuale per le piante: “i terreni – chiosa Leonardo Cannata – differiscono tra loro e diversi terreni, a loro volta, richiedono diversi protocolli e trattamenti. Lo stesso protocollo, inoltre, può anche variare di anno in anno, a seconda delle tempistiche del ciclo di vita della pianta e delle condizioni climatiche ed ambientali”.

Alla “giornata di campagna”, giunta quest’anno alla sua quinta edizione, ha relazionato anche Ciro Lomonte (Presidente dell’Associazione Magistri Maragmae, che promuove a Monreale una scuola siciliana di arte e artigianato di eccellenza), con il suo contributo “La sicilianità in vigna”: dotti riferimenti, anche biblici, che introducono il pubblico alla grande avventura reale dei vini del Mediterraneo.

Lomonte si sofferma su come la vitivinicoltura rappresenti “il settore produttivo trainante per l’economia della zona”, con ampi fogli catastali avvignati nel comprensorio di Santa Margherita di Belice, ripercorrendo la presenza costante dell’acquavite nel territorio.

“Dai baroni Corbera ai principi Filangieri di Cutò ai principi Tomasi di Lampedusa e, ancora, ai principi Starrabba di Giardinelli… veri e propri signori di territori popolati da cittadini e maestranze operose, capaci del mecenatismo proprio degli animi più nobili e ben coltivati (così anche il docente Massimo Costa, nel suo compendio di Storia istituzionale e politica della Sicilia, Amazon Fulfillment, 2019, ndr)”.

Ciro Lomonte è entusiasta dell’esperienza della famiglia Cannata: ne giudica Le sette aje come “un’oasi in cui si producono oli e vini di grande qualità. Dove la creazione di un nuovo passito, a partire da uve Grillo, è un’esperienza che senza esitazione, ritiene coinvolgere tutti i sensi”.

La chimica della Natura di cui è Maestro, al pari di Noè, coltivatore della terra, il contemporaneo Leonardo Cannata e le sue figlie. Eccellenze di Sicilia.