“Lampedusa per un Mediterraneo di Pace”: è la frase scritta su uno striscione appeso questa mattina sul prospetto del Municipio di Lampedusa, al balcone dell’ufficio del sindaco Totò Martello. “Nessuno rimuoverà questo striscione”, ha detto don Luigi Ciotti, presidente di Libera, che stamane insieme al primo cittadino ha accolto proprio nella piazza di fronte al palazzo del Comune centinaia di giovani lampedusani e linosani dell’Istituto Pirandello in occasione di “Libera la Natura”, l’iniziativa giunta sull’isola alla sua nona edizione.

Don Ciotti ha ribadito, parlando ai tanti giovani presenti in piazza, “la necessità che ognuno faccia la propria parte nella direzione della pace e dell’accoglienza.

“Ma la prima riforma da fare nel nostro Paese – ha detto – è la riforma delle nostre coscienze”. Martello ha poi ribadito l’importanza di non fermarsi alle parole: “Ognuno di noi deve agire concretamente per costruire una società più equa e solidale. Non basta commuoversi, bisogna muoversi”.

Nella stessa giornata più di 700 ragazzi e ragazze delle scuole elementari, medie e superiori con Ciotti ad una staffetta non agonistica per far correre un messaggio di umanità, di pace e di integrazione nell’ambito del progetto Libera la Natura. Con l’organizzazione di Lucilla Andreucci responsabile di Libera Sport ex maratoneta e mezzafondista, bambini, ragazzi e adulti hanno corso per il centro di Lampedusa passando tra le mani un testimone dal valore simbolico: un pezzetto di legno che arriva proprio da Lampedusa, ricavato da uno dei tanti barconi di migranti. Erano presenti anche membri dell’equipaggio della Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans, e i ragazzi di Amunì progetto di Libera sottoposti a procedimento penale da parte dell’Autorità giudiziaria minorile e impegnati in un percorso di riparazione. ”

A Lampedusa con i bambini e i ragazzi – ha commentato Ciotti – una corsa per la pace che vuol dire giustizia, libertà e dignità ed impegno per il cambiamento. La più grande riforma da fare del nostro paese è la riforma delle nostre coscienze per lottare affinchè si possa costruire più umanità e dignità per tutti. E per non dimenticare che l’accoglienza è l’ accogliere la vita, le fatiche e le speranze nostre ma anche quelle degli altri”.

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