Dalle prime ore di stamane i militari della Guardia di Finanza di Gela e agenti della Polizia Giudiziaria stanno eseguendo una misura cautelare nei confronti di tre persone accusate di aver provocato il fallimento di una loro società con la distrazione e dissipazione di beni attraverso un articolato sistema di acquisti e vendite ad altre aziende riconducibili allo stesso gruppo.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip di Gela. Contestualmente si sta eseguendo un sequestro preventivo per equivalente di una società con sede a Vittoria (Ragusa).

Avrebbero causato il dissesto finanziario di un’azienda dedita alla raccolta e al riciclaggio di materie plastiche, la Sidi srl di Niscemi, attraverso passaggi di competenze e capitali ad altre 11 società fantasma, fino ad arrivare nel 2017 alla dichiarazione di fallimento per appropriarsi di 11 milioni di euro, 5 dei quali dovuti al fisco. Sono due imprenditori di Vittoria, Raffaele Donzelli, di 46 anni, e il padre, Giovanni Donzelli, di 71 anni, che avrebbero agito con la complicità di una donna, Claudia Fois, di 40 anni, originaria di Cassano d’Adda (MI). Sono tutti accusati di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.

Per Raffaele Donzelli la Procura di Gela ha ottenuto dal Gip del tribunale l’ordine di custodia cautelare in carcere, per gli altri due invece gli arresti domiciliari. Con i soldi ricavati dal fallimento (pilotato da Raffaele Donzelli, che avrebbe venduto all’estero persino un’automobile aziendale di lusso, una Ferrari F430 spider del valore di 50 mila euro) sarebbe nata una nuova società, la Iblea Plast Srl con sede a Vittoria, che farebbe capo a dei prestanome dello stesso Donzelli, disponendo dei macchinari e dell’autorizzazione unica ambientale della Sidi Srl per poter continuare a operare.

La magistratura gelese ha perciò disposto il sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale della Iblea Plast Srl. Il procuratore, Fernando Asaro, ha voluto richiamare l’attenzione sul fenomeno inquietante di sensibile crescita della “criminalità economica” nel territorio di Gela contro la quale nelle ultime indagini, tra sequestri e confische, si è proceduto al blocco di patrimoni illeciti per 35 milioni di euro.