Mentre a Catania si contano le pretendenti allo scalo di Fontanarossa, a Siracusa c’è chi vuole contare qualcos’altro: le carte. Il consigliere provinciale Giuseppe Stefio, sindaco di Carlentini e tessera del Pd, ha depositato un ordine del giorno che suona come un promemoria rivolto al presidente del Libero Consorzio, Michelangelo Giansiracusa: prima di firmare qualsiasi cosa, si sappia cosa si sta firmando.

La quota siracusana della Sac

Non è un dettaglio da poco. Il Libero Consorzio di Siracusa non è un socio di passaggio nella governance SAC: con 3.800 azioni, pari a un valore nominale di 3,8 milioni di euro, detiene direttamente circa il 12,12% del capitale sociale, secondo socio pubblico individuale dopo la Camera di Commercio del Sud-Est Sicilia, che con il 60,64% resta l’azionista di riferimento.

Un peso, quello siracusano, che sale però se si allarga lo sguardo al sistema camerale: la stessa Camera di Commercio del Sud-Est Sicilia nasce infatti dalla fusione delle Camere di Catania, Siracusa e Ragusa, e la componente aretusea di quel 60,64% porta il “sistema Siracusa” complessivamente attorno al 25% degli interessi in campo. Un dettaglio non irrilevante quando si discute di chi debba sedere al tavolo delle decisioni.

I criteri di scelta del partner

Stefio, comunque, non chiede di bloccare la cessione della maggioranza azionaria: chiede di sapere. Vuole una valutazione indipendente della società e del suo patrimonio infrastrutturale, i criteri con cui verrà scelto il partner privato, il piano industriale, le garanzie occupazionali, la sorte dei proventi della vendita. E soprattutto vuole che l’aeroporto di Comiso non finisca schiacciato dal peso mediatico di Fontanarossa, restando comprimario di un’operazione che riguarda comunque l’intera Sicilia orientale. Un ordine del giorno che arriva mentre la procedura ha già superato la sua prima soglia.

Chi sono i pretendenti

Le carte, in effetti, cominciano a essere sul tavolo. Delle 14 manifestazioni di interesse raccolte da SAC, dieci operatori sono stati ammessi alla seconda fase: Corporacion America Airports, Royal Schiphol Group, Mundys, Adani Airport Holdings, Save, 2I Aeroporti, Mag Overseas Investment, Oman Airports Management, Macquarie European Infrastructure Fund, Vinci Airports. Una rosa che mescola fondi infrastrutturali, gestori aeroportuali europei di peso e capitali extraeuropei, dall’India al Golfo. Il sindaco di Catania Enrico Trantino e i vertici SAC, Anna Quattrone e Nico Torrisi, hanno parlato di “attrattività confermata” e di “patrimonio strategico”. Parole che, tradotte dal linguaggio delle conferenze stampa, dicono soprattutto una cosa: la partita è appena cominciata, e ora si tratta di scegliere chi porterà i soldi veri e chi si accontenterà di aver partecipato.

I veti del Mpa e lo scontro nel Centrodestra

È qui che il quadro politico si complica, e non poco. Perché mentre gli enti pubblici soci si interrogano su valutazioni indipendenti e piani industriali, dentro la maggioranza di centrodestra la privatizzazione SAC è diventata il terreno su cui il Movimento per l’Autonomia sta ridisegnando i propri confini. Il gruppo Mpa-Grande Catania in consiglio comunale ha rivendicato, con una nota che profuma di distinguo più che di endorsement, gli stessi capisaldi messi nero su bianco da Stefio: interesse pubblico, trasparenza procedimentale, controllo strategico attraverso una golden share, vincoli sugli investimenti e sul master plan, tutela dell’occupazione con tanto di clausole sociali. Precedentemente, si erano pronunciati il commissario del Mpa a Siracusa, Enzo Vinciullo, ed il deputato regionale autonomista Santo Primavera.

Non è una novità isolata. È l’ultimo episodio di un crescendo di autonomia, appunto, che gli autonomisti stanno mettendo in scena su più fronti, dopo lo strappo sulla vicenda del sindaco definito “ribelle”. Un Mpa che, pur dicendosi non ostile al cambiamento e ai mercati internazionali, mette paletti che assomigliano sempre più a un conto salato da presentare agli alleati prima di ogni voto che conti.

La partita

Il risultato è un centrodestra che sulla SAC parla con più voci di quante ne servano per una maggioranza compatta: da un lato chi vuole accelerare la cessione per portare a casa investimenti e competitività, dall’altro chi, come gli autonomisti, si intesta la difesa del pubblico proprio mentre il pubblico, quello vero, i soci istituzionali come il Libero Consorzio di Siracusa, chiede semplicemente di essere informato prima di votare. E poi c’è un aspetto, in questa partita, tutt’altro che trascurabile: il presidente del Libero consorzio di Siracusa è nell’orbita del Mpa.