Interessi e investimenti nel settore immobiliare, imprese intestate a prestanome, estorsioni. La mafia catenese continua, nonostante gli arresti e le condanne, ad essere presente nel tessuto imprenditoriale del Capoluogo e si infiltra nei più svariati settori produttivi. È quanto emerge dalle intercettazioni e dalle indagini dei carabinieri del capoluogo etneo  che questa mattina hanno eseguito 9 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone legate al mondo della criminalità organizzata.  Sequestrati anche beni per un valore di 12,6 milioni di euro.

NOMI E FOTO DEGLI ARRESTATI

L’indagine condotta dalla Procura distrettuale di Catania ha consentito di raccoglie gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Giuseppe Cesarotti, Giuseppe Mangion e Armando Pulvirenti, accusati di associazione di tipo mafioso e considerati affiliati alla famiglia Santapaola – Ercolano. Fondamentali per le indagini dei carabinieri sono state le intercettazioni, i pedinamenti, le indicazioni fornite dai collaboratori di giustizia e la collaborazione delle vittime del racket delle estorsioni.

L’indagine della Procura catanese è nata alla fine del 2016 con l’intento di scoprire le relazioni tra Giuseppe Mangion, detto Enzo, e Giuseppe Cerarotti, considerato elementi di spicco del clan Santapaola essendo stato il consigliere del boss Benedetto.

Nel corso di alcune intercettazioni sarebbe emerso come Cesarotti consegnava denaro contante a Mangion. Denaro che doveva finire nelle casse delle cosche. Cesarotti sapeva anche di investimenti fatti in passato da Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano e Francesco Mangion defunto padre di Giuseppe. Anche nell’ambito di un precedente processo è emerso che i Cesarotti avrebbero avuto un ruolo attivo nella gestione del patrimonio economico del clan catanese. I carabinieri hanno dunque avviato complesse indagini per risalire agli interessi degli storici vertici della famiglia.

Cesarotti, al fine di ritirare le somme investite a garante di sé stesso, per i parenti morti e degli ergastolani del clan. A seguito di approfondimenti investigativi sulle relazioni tra Cesarotti e Mangion è emerso anche il nome dell’imprenditore farmaceutico Mrario Palermo, risultato legato da risalenti rapporti fiduciari a Santapaola, Ercolano e Mangion Francesco. In passato era stato prestanome dei boss comprando immobili, con fondi di cosa nostra e negli anni 90 arrivò anche a coprire la latitanza di Ercolano e Mangion Francesco. L’investimento iniziale ammontava a 2 miliardi di lire.

Durante le indagini è emerso anche che Santapaola, Ercolano, Mangion Francesco e Cesarotti Giuseppe, negli anni ’90, con fondi propri, attraverso la società Mascali S.r.l., acquistarono un grosso appezzamento di terreno sul quale realizzare immobili. Negli anni 2000, la società fu venduta a imprenditori che, ignari della riferibilità dell’assetto societario a cosa nostra, divennero oggetto di richieste estorsive, formulate da Cesarotti nell’intento di recuperare così le somme investite. Cesarotti, nell’avanzare le richieste, pretese l’intestazione di un appartamento e, sempre al fine di sollecitare ulteriormente gli imprenditori, ordinò l’incendio, avvenuto nell’agosto del 2017, dello stabilimento balneare mascalese denominato Jaanta Bi, gestito dagli impresari edili. L’ammontare degli investimenti è stato quantificato in un miliardo e 800 milioni di lire.

Santapaola, Ercolano, Mangion Francesco e Cesarotti Giuseppe, inoltre, negli anni ’90, attraverso la società Co.Invest. S.r.l., acquistarono altri beni immobili. Cesarotti, secondo i carabinieri, investì personalmente un miliardo di lire e ha avviato preliminari attività volte alla stima del valore dei beni per poi venderli. In  relazione a ciò, è stato disposto il sequestro dei beni riconducibili a Cesarotti attraverso la Co.Invest. S.r.l., consistenti in terreni siti in Belpasso (20 ettari circa) e villette site in Marina di Gioiosa (RC).

Nello stesso tempo è stato accertato che Cesarotti Giuseppe e Salvatore, nonostante fossero formalmente estranei agli assetti della LT Logistica e Trasporti S.r.l. e della G.R. Transport Logistics S.r.l., hanno personalmente curato e fatto fronte, alle vicissitudini aziendali, intervenendo tanto sui committenti quanto sugli altri operatori del settore dei trasporti, al fine di obbligare l’iniziativa imprenditoriale di questi ultimi ed acquisire una posizione di sostanziale monopolio sul mercato. L’azienda G.R. Transport Logistics S.r.laveva anche sede legale all’interno di immobile fittiziamente intestato ad altri ma nei fatti riconducibile a Cesarotti.