“In 33 anni di politica non ho mai cambiato partito. Sono sempre stato coerente anche in un’epoca in cui si cambia schieramento come si cambiano i vestiti ogni mattina. Ho iniziato da giovanissimo facendo una scelta allora difficile come quella di militare nel MSI e non ho mai cambiato idea. Sono i partiti che sono cambiati intorno a me. Il MSI diventò AN, poi AN diventò Pdl, quindi il Pdl tornò ad essere Forza Italia. La scelta, oggi, di andare via da Forza Italia è stata sofferta ma sempre in coerenza con la difesa del mio territorio e dei valori in cui ho sempre creduto”.

E’ determinato Salvo Pogliese, il sindaco di Catania ormai non più Forza Italia, protagonista di una diaspora importante che ha spaccato gli azzurri siciliani e non resterà senza conseguenze. A BlogSicilia spiega la sua scelta e il suo futuro così come quello di tante persone che lo stanno seguendo.

Pogliese lei ha lasciato Forza Italia dopo il no alla candidatura di Giovanni La Via. Ma La Via resta nel partito e farà la battaglia interna, forse per contarsi, portando voti a Saverio Romano. Non è anacronistico tutto questo? Lei va e lui resta? Non c’è margine di ripensamento?

“Assolutamente no. Nessun margine di ripensamento. La mia scelta è irreversibile. La rivendicazione fatta a Forza Italia era territoriale, non personale. D’altronde è noto che io e La Via non siamo mai stati particolarmente vicini nelle impostazioni politiche e nelle scelte. Riconoscevo e riconosco che ha fatto bene il parlamentare europeo anche se non ho condiviso alcune sue scelte di campo politico. Quello che avevo rivendicato era una candidatura catanese. Non è possibile che una città come Catania, l’unica governata da un sindaco di Forza Italia (fino ad oggi) con una giunta di centro destra a trazione azzurra, il cui territorio ha mostrato le maggiori percentuali di voto azzurro non solo di Sicilia e che, quindi, è un traino per il ritorno del voto al centro destra, debba restare senza rappresentanza politica in lista per le europee. Tutte le liste hanno fatto scelte precise. Quattro uomini in lista fra cui il leader nazionale, un sardo e due siciliani, uno espressione di Palermo e l’altro di Catania. Solo Forza Italia ha messo due palermitani. Questo non è accettabile. E’ una mortificazione del territorio e del suo voto”.

Si contesta a La Via di non essere un uscente di Forza Italia ma di Ncd e di avere, di recente, scelto di correre come vice di Micari alle elezioni Europee contro Musumeci. Non si poteva puntare su un altro candidato?

“Si era parlato di Catanoso e di Falcone. Avrei considerato entrambi espressione di questo territorio, avrei fatto la battaglia per entrambi. Ma nessuno dei due ha accettato la candidatura. Per questo si era arrivati a La Via come sintesi del territorio. Ho detto che neanche io ho condiviso alcune se scelte ma che Miccichè faccia la morale a La Via io trovo sia davvero troppo. Ho detto chiaramente a Berlusconi che proprio Gianfranco Miccichè non può fare la morale a nessuno, lui che è responsabile di scelte che hanno messo il centro destra alla porta della politica italiana”.

A cosa si riferisce? Cosa ha detto a Berlusconi su Miccichè?

“Beh, mi sembra chiaro. Nel 2012  Miccichè fece una scelta precisa. Pur di non far vincere il centrodestra consegnò, di fatto, la Regione nelle mani di Crocetta e la condannò a cinque anni di disastro. Ma la sua scelta di uscire dal partito e portare via quei voti sufficienti a farlo perdere ebbe conseguenze nei mesi successivi. Come sempre accade in tanti saltarono sul carro del vincitore in Sicilia e a febbraio del 2013 perdemmo anche le elezioni nazionali per 120 mila voti. Il ‘danno’ fatto da Miccichè era stato completato. Oggi a chi fa la morale? Senza parlare di come gestisce il Parlamento siciliano. L’Italia ci sta ridendo dietro”.

Il suo bersaglio è proprio il commissario azzurro Gianfranco Miccichè, dunque. Lo dice senza mezzi termini. Anche come presidente dell’Ars?

“Certamente. Lo dico senza tema di smentita. Anzi le dico di più. La vicenda della candidatura alle europee è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso ma la mia indignazione inizia molto prima, proprio dalla gestione del Parlamento siciliano sul salva Catania. Quando la seconda città siciliana e nona città d’Italia era in crisi di liquidità a causa del dissesto facemmo una riunione di tutti i Parlamentari di tutti gli schieramenti e avanzai due proposte  una a Palermo e una a Roma. Eravamo tutti d’accordo sul salvataggio, deputati di tutti gli schieramenti. A Palermo era pendente in Ars una norma per un fondo da 40 milioni ma Miccichè, trattandosi di Catania, non la mise neanche in discussione. Ecco se devo fare una graduatoria degli eventi che mi hanno condotto verso questa decisione ci metto il Salva Catania gestito in questo modo dal presidente dell’Ars: questa sgarbo fatto sulle spalle dei cittadini oggi è almeno il 70% della mia indignazione”.

Quindi è da allora che cova

“Certo. Ma poi il Presidente dell’Ars non ha mica smesso di far ridere l’Italia: dalla vicenda dei vitalizi ai quali si tiene ben stretto contro tutto e contro tutti fino alla posizione assunta nella vicenda dell’immigrazione, posizione contraria al programma di Forza Italia. Fino, all’ultimo, all’eresia politica dell’accordo con il Pd. Per noi una vicenda contro natura. Tutte cose che ho detto a Berlusconi”.

E Berlusconi cosa le ha risposto?

“Berlusconi ha cercato in tutti i modi di farmi desistere. Pur comprendendo le mie ragioni ha fatto scelte diverse. Mi ha offerto ogni sorta di compensazione, perfino un futuro ministero (quello del Mezzogiorno, ndr) se si andrà al governo nei prossimi anni. Ho spiegato che altri hanno tradito Catania per andare a fare il Ministro abbandonando la città (il riferimento è chiaramente a Enzo Bianco, ndr) mente io ho fatto scelte diverse. Ho lasciato la comoda poltrona a Bruxelles per venire ad amministrare una città con 1 miliardo e 570 milioni di deficit che ha bisogno di aiuto e non intendo abbandonarla. Dal 23 luglio Catania non potrà più pagare gli stipendi per dipendenti diretti e indiretti. Stiamo parlando di 5 o 6 mila persone. Qui succede la rivoluzione se non si trova una soluzione. Catania ha bisogno di aiuto. E comunque ho detto a Berlusconi che indietro non torno. Ci sono valori che non possono essere barattati e la mia dignità è uno di questi”

La politica siciliana è in grande fermento. Oltre la diaspora di Forza Italia c’è anche una separazione inattesa, quella di Raffaele Stancanelli con Nello Musumeci. Stancanelli corre con Fratelli d’Italia e due giorni fa c’è stata anche una polemica fra la Meloni e Razza. Come vede la situazione dal suo osservatorio?

“Non è mia abitudine parlare degli altri. Certo lei fa notare movimenti in corso. Io posso solo dire che Stancanelli e Razza sono state due persone, due politici, che hanno avuto un ruolo importante anche nella mia scelta di candidarmi a sindaco di Catania. Hanno lavorato a ricostruire il centrodestra nella Sicilia orientale ed hanno contribuito alla mia elezione così come sono stati fondamentali anche nell’operazione che ha portato Musumeci alla Presidenza della Regione. Sono persone che stimo e rispetto”.

E adesso cosa succede? Pogliese rappresenta una anomalia anche nella composizione della sua giunta. A Catania c’è anche un assessore leghista. Dove si va adesso?

“A Catania la Lega ha preso l’1,7% ma c’era un accordo pre elettorale e io sono una persona leale. Quindi la Lega ha un assessore. Detto questo il futuro si chiama Muoviti Italia. Lo sapete abbiamo messo in piedi questo movimento e stiamo raccogliendo più adesioni di quanto non ci aspettassimo. Ma non solo dal centro destra. Arrivano dappertutto e ci sono anche numerosi amministratori. E’ una fase di costruzione per il momento, poi si vedrà”.

Ma prima o poi una scelta dovrete farla. Non è certo un tempo in cui si può andare da soli, costruire un movimento e correre senza alleanze

“Certo non ci nascondiamo dietro un dito. Una scelta dovremo farla. Sarà sempre una scelta nell’alveo del centrodestra perché quella è la mia estrazione, la mia cultura di sempre. La Lega è una delle due opzioni è inutile negarlo. L’altra, naturalmente, è Fratelli d’Italia. Ma non è questo il momento di fare queste scelte”.