• Sequestro ai fini di confisca per due uomini vicini al clan Cappello
  • la decisione del Questore in raccordo con il Procuratore della Repubblica di Catania
  • Sequestrati società, immobili, auto e conti

Scatta il sequestro di beni ai fini di confisca emesso dal Tribunale di Catania  a carico di C. S., di 55 anni, e del figlio C. G., di 35 anni, detenuti, appartenenti alla cosca mafiosa “Cappello”.

Beni per mezzo milione

Il provvedimento, su proposta del Questore e in raccordo con il Procuratore della Repubblica di Catania, ha consentito il sequestro di una impresa individuale sita nel centro storico della città etnea e attiva nel settore della ristorazione, di 3 immobili siti in Catania, un’autovettura e di diversi rapporti finanziari. I beni hanno un valore di 500 mila euro.

Pericolosità sociale

È stata accertata la pericolosità sociale dei due e in un secondo momento le posizioni economiche degli stessi, consentendo d’individuare i cespiti patrimoniali oggetto d’intestazione fittizia e acquisiti attraverso il reimpiego di danaro proveniente da attività illecite. In particolare, C. S., risulta appartenere, come anche confermato da diversi collaboratori di giustizia, alla famiglia “Cappello – Bonaccorsi”, in specie al gruppo di “Monte Po’- Picanello”, capeggiato dal cognato. In passato accusato di spaccio di stupefacenti, riciclaggio, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, associazione di tipo mafioso- E’ stato fermato nella operazione “Camaleonte” che ha riguardato, tra gli altri, diversi familiari di C. S., tra cui i cognati, la moglie e il figlio C. G., anch’egli appartenente al gruppo di “Monte Po’- Picanello” della consorteria mafiosa “Cappello-Bonaccorsi”.

Reati già da minorenne

Un curriculum criminale di rilievo risalente ai primi anni 2000, quando, ancora minorenne, si rendeva responsabile dei primi delitti contro il patrimonio per i quali ha subìto condanne definitive. Nel corso degli anni, poi, la sua carriera  si è arricchita di altri reati di grave allarme sociale, fra i quali: detenzione e spaccio di stupefacenti (reato per il quale è stato poi assolto), omicidio doloso tentato, maltrattamenti di animali (gli stessi venivano utilizzati per le corse clandestine) e, da ultimo, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso.

Le indagini patrimoniali

L’analisi dei flussi finanziari sviluppata dai “patrimonialisti” della Divisione Anticrimine e della Squadra Mobile ha evidenziato, anno per anno, nel periodo preso in considerazione, una forte sperequazione tra i redditi dei proposti e dei loro nuclei familiari e i beni, fittiziamente intestati a terzi, nella disponibilità di C. S. e di C. G., che, pertanto, sono stati ritenuti frutto e reimpiego dei proventi delle attività illecite commesse dagli interessati in seno al clan mafioso di appartenenza.