Trecentomila euro di arretrati e un aumento a regime da 90 mila euro l’anno concessi grazie a una legge regionale del 2018 a 15 dipendenti del Parco dei Nebrodi. Questi avrebbero ottenuto benefici giuridici ed economici che, secondo alcune stime, sarebbero superiori al personale della Regione siciliana. È quanto sostiene il sindacato Sadirs per voce di Fulvio Pantano e Carmelo Raineri in una nota indirizzata al dirigente generale del dipartimento Territorio, ai dirigenti dei servizi competenti al controllo, all’assessore al Territorio, al dirigente della Funzione pubblica, al presidente dell’Aran e all’Ufficio legislativo e legale.

L’aumento sarebbe stato decisa da un provvedimento, che il sindacato reputa “dubbio e che potrebbe essere nullo anche perché non sottoposto a un controllo degli organi competenti”.

Il Sadirs spiega che “a distanza di 12 anni dall’assunzione nei ruoli di 15 dipendenti, con legge regionale e un calcolo fantasioso, vengono riconosciuti benefici giuridici ed economici a partire dal 1985 con 33 anni di retroattività. Benefici che ad oggi, nei fatti, si stanno tramutando anche in progressioni verticali dalla categoria C alla categoria D4 presumibilmente dal 2002, addirittura quattro anni prima della loro assunzione”. In media ogni lavoratore percepirà circa 20 mila euro di arretrati e a regime un aumento di circa 6 mila euro di media a partire dal primo gennaio 2018 e fino al 2020. In tutto ben 570 mila euro di soldi del bilancio regionale destinati non a tutti i dipendenti ma solo a 15 del Parco dei Nebrodi.

“Quello che preme verificare al Sadirs – spiega il sindacato – è se al personale vengano garantiti benefici giuridici ed economici in violazione del disposto normativo vigente che prevede che i dipendenti dei parchi non possano avere trattamento giuridico ed economico per legge superiore a quello dei dipendenti regionali. Non si comprende come ad oggi, il tutto stia avvenendo senza un minino di controllo, atteso che, a quanto pare, sugli inquadramenti negli enti, l’Ufficio legale ha prodotto almeno due pareri”.

Tutto questo avviene mentre il dipartimento del Territorio non ha riconosciuto al personale del Corpo di vigilanza il trattamento giuridico del personale del Corpo forestale anche se equiparato per legge. “Se i nostri dubbi si concretizzano – conclude il Sadirs – gli stessi diritti giuridici ed economici devono essere riconosciuti a tutti i dipendenti regionali a partire dalle categorie A e B, fino al personale delle categorie C e D, che non hanno goduto di arretrati contrattuali di tale portata né tantomeno di progressioni verticali”.