Il coronavirus può davvero influenzare lo sviluppo neurologico dei bambini nati da madri positive durante la gravidanza? I dati di uno studio recente suggeriscono di sì.
Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Obstetrics & Gynecology, i bambini nati da madri risultate positive al SARS-CoV-2 – il virus responsabile del COVID-19 – durante la gravidanza hanno un rischio aumentato del 30% di sviluppare disturbi dello spettro autistico, ritardi nel linguaggio, disturbi motori e altri problemi legati al neurosviluppo.
Lo studio, condotto da un team del Massachusetts General Hospital di Boston, ha analizzato oltre 18.000 nati vivi tra marzo 2020 e maggio 2021, in piena emergenza pandemica. I risultati sono chiari: l’infezione in gravidanza non riguarda solo la madre, ma può avere ripercussioni significative anche sullo sviluppo cerebrale del feto.
Aumenta il rischio di disturbi dello sviluppo neurologico
I ricercatori hanno preso in esame 18.124 madri e i loro bambini, tutte assistite all’interno del sistema sanitario Mass General Brigham. Di queste, 861 donne – circa il 4,8% – erano risultate positive al virus durante la gravidanza.
Nei figli di queste madri positive, 140 bambini (il 16,3%) hanno ricevuto entro i primi 36 mesi di vita una diagnosi di disturbo dello sviluppo neurologico. Al contrario, tra i figli di madri non infettate, la percentuale di diagnosi simili è risultata essere del 9,7% (1.680 casi su 17.263 bambini).
Dopo aver analizzato e confrontato i dati, tenendo conto di altri possibili fattori di rischio, gli esperti hanno concluso che il rischio di problemi neurologici aumenta del 29% se la madre ha contratto il COVID-19 in gravidanza.
Il terzo trimestre: una fase particolarmente delicata
Secondo lo studio, il momento in cui avviene l’infezione è cruciale. Le probabilità di una diagnosi aumentano sensibilmente se la positività al virus viene riscontrata nel terzo trimestre di gravidanza. È questa la fase in cui si completano importanti processi di maturazione del cervello fetale.
Durante il terzo trimestre, il feto è particolarmente esposto all’ambiente immunologico della madre. Se quest’ultima sviluppa una risposta infiammatoria – come accade nel caso di infezione da SARS-CoV-2 – le citochine e altre molecole infiammatorie possono attraversare la placenta e interferire con la formazione delle connessioni neuronali.
Parla la scienziata: “Anche il cervello del feto è a rischio”
“Il COVID-19, come molte altre infezioni in gravidanza, può rappresentare un rischio non solo per la madre, ma anche per lo sviluppo cerebrale del feto”, ha dichiarato la professoressa Andrea G. Edlow, docente alla Scuola di Medicina dell’Università di Harvard e coordinatrice della ricerca.
La Edlow sottolinea inoltre un elemento chiave: “Questi risultati supportano l’importanza di cercare di prevenire l’infezione da COVID-19 in gravidanza e sono particolarmente rilevanti in un momento in cui la fiducia nei vaccini è in calo”.
Perché l’infezione in gravidanza può influenzare lo sviluppo cerebrale
Il meccanismo alla base di queste conseguenze è biologico e noto da tempo: le infezioni, specialmente durante le fasi delicate della gestazione, possono attivare il sistema immunitario materno. Questo porta alla produzione di citochine infiammatorie, che possono interferire con la neurogenesi, cioè la formazione dei neuroni e delle loro connessioni.
Tali molecole, una volta attraversata la placenta, possono alterare il microambiente cerebrale del feto, con effetti potenzialmente duraturi sul neurosviluppo.
Il vaccino in gravidanza è sicuro
Un punto fondamentale dello studio è l’invito alla prevenzione: evitare l’infezione durante la gravidanza è possibile, e la vaccinazione gioca un ruolo decisivo. Diversi studi scientifici – anche precedenti a questo – hanno confermato la sicurezza dei vaccini anti-COVID in gravidanza, sia per la madre che per il bambino.
Inoltre, l’infezione durante la gestazione non è priva di rischi anche per la madre: si associa infatti a maggiore probabilità di complicanze, ricoveri e parto prematuro.
Lo sapevi che…?
- Il cervello del feto inizia a formarsi già nelle prime settimane di gravidanza, ma le connessioni più complesse si sviluppano nel terzo trimestre.
- Altre infezioni virali, come la rosolia o il citomegalovirus, sono già note da decenni per gli effetti negativi sul neurosviluppo.
- Non tutte le madri positive al COVID-19 hanno figli con disturbi: il rischio è aumentato, ma non è una certezza.
- La placenta non è un “muro impenetrabile”: molte sostanze, buone o cattive, possono attraversarla e arrivare al feto.
FAQ: Domande frequenti
Il COVID in gravidanza è pericoloso per il bambino?
Sì, può aumentare il rischio di problemi di neurosviluppo come autismo, ritardo del linguaggio o disturbi motori, secondo uno studio recente.
Tutte le madri positive avranno figli con problemi?
No. Il rischio è aumentato, ma resta basso nel complesso. Circa il 16% dei figli di madri positive ha ricevuto una diagnosi, contro il 9,7% di quelli di madri non infette.
Il vaccino contro il COVID è sicuro in gravidanza?
Sì, più studi hanno confermato che è sicuro e può aiutare a prevenire complicazioni sia per la madre che per il bambino.
È più pericoloso se il COVID viene contratto nel primo o nel terzo trimestre?
Lo studio indica che il rischio maggiore si verifica nel terzo trimestre, durante lo sviluppo cerebrale avanzato del feto.
Cosa possono fare i genitori?
Parlare con il medico, seguire le indicazioni sanitarie, considerare la vaccinazione e monitorare la salute del bambino nei primi anni di vita.






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