Nel febbraio scorso Mike Schultz, infermiere di San Francisco (USA), non credeva di essere tra i soggetti a rischio per il contagio da COVID-19: pesava circa 86 chilogrammi e il 43enne si sentiva molto in forma. Dopo, però, sei settimane di ricovero, quasi tutto il tempo attaccato a un ventilatore polmonare, Schultz ha perso poco meno di 25 chilogrammi.

Alla stampa statunitense l’uomo ha detto: «Quando mi sono visto per la prima volta, mi sono sentito come uno scheletro». Uno shock per chi, nella prima settimana di marzo, era volato a Miami per il Winter Party Festival, accompagnando Josh, DJ e suo compagno. Era a conoscenza del nuovo coronavirus ma non era preoccupato più di tanto.

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«Ho pensato che ci fosse una possibilità di prendere la malattia ma ho anche pensato che, se fosse successo, sarebbe stato solo un brutto raffreddore». Allora i casi confermati negli USA avevano superato quota 100 e la maggior parte erano stati riscontrati sulla costa occidentale. Così, mentre due altri grandi eventi sarebbero stati cancellati pochi giorni dopo, il Winter Party, appuntamento di musica e danza dalla durata di sei giorni, si è svolto ugualmente: «Non mi sono reso conto della gravità della situazione», ha detto Schultz. Successivamente, infatti, almeno 38 persone sono risultate positive e tre sono purtroppo morte.

In una nota stampa, gli organizzatori dell’evento hanno affermato: «Dato ciò che sapevamo in quel momento sul virus, avevamo preso provvedimenti per garantire la sicurezza dei partecipanti», come la distribuzione dei disinfettanti per la mani e la pubblicazione delle raccomandazioni degli esperti.

Schultz ha pubblicato le sue foto del prima e dopo come avvertimento, «per mostrare che la malattia è seria e può accadere a chiunque».