È stato ricoverato questa mattina alle ore 9.15 lo scrittore Andrea Camilleri. Arrivato in ambulanza in condizioni critiche per problemi cardiorespiratori. È stato assistito dall’équipe dell’emergenza al Pronto Soccorso Santo Spirito e trasferito presso il Centro di Rianimazione dell’ospedale”. A renderlo noto è la Asl Roma 1 che rilascerà un bollettino medico alle ore 17 sullo stato di salute dell’amatissimo scrittore siciliano.

Il ‘papà’ del commissario Montalbano è nato a Porto Empedocle il 6 settembre del 1925 e da molti anni vive a Roma.
Affetto da qualche tempo da una forma quasi totale di cecità, ha continuato, nonostante la sua infermità, a lavorare e a scrivere dettando i suoi libri alla sua assistente.

Camilleri è stato regista teatrale e sceneggiatore. La grande notorietà arriva fra il 1992 e il 1994 con i libri ‘La stagione della caccia’ (ambientato nella Vigata dell’800) e in particolare con ‘La forma dell’acqua’: primo romanzo dedicato a Montalbano. Lo scrittore in questi giorni si stava preparando per essere alle antiche Terme di Caracalla, il 15 luglio, con lo spettacolo che racconta la sua Autodifesa di Caino.

“Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano”, ha detto in più di una occasione.

Esperto conoscitore della Sicilia e della sicilianità, della quale ha raccontato vizi e virtù, è ritenuto l’inventore di una lingua specifica, ‘il vigatese’, quella che è possibile leggere nei suoi romanzi sulle avventure del noto commissario, consacrato al successo televisivo da Luca Zingaretti.

Appena conseguita la maturità liceale e non ancora diciottenne, Camilleri assiste allo sbarco degli alleati in Sicilia riportandone un’impressione profonda. Frequenta quindi l’Accademia d’Arte Drammatica (nella quale in seguito insegnerà Istituzioni di Regia) e a partire dal 1949 inizia a lavorare come regista, autore e sceneggiatore, sia per la televisione (celebri le sue riduzioni di polizieschi come “Il Tenente Sheridan” e il “Commissario Maigret”), sia per il teatro (in particolare con opere di Pirandello e Beckett).

Forte di questo straordinario bagaglio di esperienze, ha poi messo la sua penna al servizio della saggistica, campo in cui ha donato alcuni scritti e riflessioni intorno all’argomento spettacolo.

Col passare degli anni ha affiancato a queste attività principali quella più squisitamente creativa di scrittore.
L’universale affermazione esplode nel 1994 con l’apparizione de “La stagione della caccia”, cui seguono nel 1995 “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono” e “La mossa del cavallo” (1999).

Anche la televisione, che tanto Camilleri ha frequentato in gioventù, ha contribuito non poco alla diffusione della fama dello scrittore siciliano.

Si chiama “Riccardino” l’ultimo capitolo sulle avventure del commissario Montalbano consegnato da Camilleri a Sellerio con l’accordo che sarebbe stato pubblicato solo dopo la sua morte.

LEGGI ANCHE

Andrea Camilleri sta male, gli insulti social dei salviniani: “Chi sputa in aria in faccia gli casca”