Un giovane calabrese di 25 anni, Federico Amaretti, già sottoposto a quarantena fiduciaria dopo essere stato a bordo di un volo KLM sul quale aveva viaggiato anche una donna sudafricana poi deceduta per hantavirus, presenta sintomi compatibili con il virus. La notizia arriva mentre l’Organizzazione mondiale della sanità aggiorna il bilancio internazionale dei casi confermati.
In un primo momento si era parlato di un trasferimento all’ospedale Spallanzani di Roma per ulteriori accertamenti clinici, ma nel pomeriggio è arrivata la precisazione ufficiale dell’Istituto nazionale per le malattie infettive: “al momento è previsto l’arrivo dei soli campioni biologici”. Il paziente, dunque, non sarà trasferito nella struttura romana e resterà in quarantena.
L’OMS aggiorna il bilancio internazionale
Nelle stesse ore, come anticipato, è arrivato anche il nuovo aggiornamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’andamento dei contagi: “Ad oggi, sono stati segnalati undici casi, inclusi tre decessi”, ha dichiarato il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus durante una conferenza stampa. “Nove degli undici casi sono stati confermati come influenza andina, mentre gli altri due sono probabili”.
Il riferimento è al ceppo andino dell’hantavirus, una delle varianti più monitorate dalle autorità sanitarie internazionali per la sua capacità di trasmissione interumana in circostanze particolari. Proprio il collegamento con il volo KLM sul quale aveva viaggiato la donna sudafricana morta per il virus ha portato all’attivazione delle procedure di monitoraggio e quarantena sui passeggeri considerati contatti a rischio.
Il caso del passeggero italiano
Il giovane calabrese era già sotto osservazione sanitaria dopo essere risultato tra i passeggeri del volo coinvolto nella catena epidemiologica. La comparsa di sintomi compatibili con l’hantavirus ha spinto le autorità sanitarie ad approfondire il quadro clinico attraverso analisi biologiche e verifiche di laboratorio.
Al momento non esiste alcuna conferma ufficiale di positività. Gli esami sui campioni biologici inviati allo Spallanzani serviranno proprio a chiarire se si tratti realmente di infezione da hantavirus oppure di una sintomatologia differente.
Hantavirus e Covid, le differenze spiegate da SaluteLab.it
L’attenzione internazionale attorno all’hantavirus ha inevitabilmente riacceso il paragone con il Covid-19, ma secondo l’approfondimento pubblicato da SaluteLab.it le differenze tra i due virus sono profonde, sia sul piano epidemiologico sia sulle modalità di trasmissione.
Anzitutto, l’hantavirus non ha la stessa capacità diffusiva del Coronavirus SARS-CoV-2. Il Covid si trasmette infatti con estrema facilità attraverso aerosol e droplets (goccioline) respiratori, caratteristica che ha permesso una propagazione globale rapidissima tra il 2020 e gli anni successivi. L’hantavirus, invece, viene trasmesso prevalentemente attraverso il contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti, oppure mediante l’inalazione di particelle contaminate presenti nell’ambiente.
Inoltre, la trasmissione da persona a persona rappresenta un evento raro e limitato quasi esclusivamente al ceppo andino, quello attualmente monitorato dall’OMS. Anche in questi casi, la contagiosità resta molto inferiore rispetto al Covid.
Un’altra differenza riguarda la struttura epidemiologica delle infezioni. Il Coronavirus ha mostrato una forte diffusione asintomatica, con soggetti in grado di contagiare anche senza sintomi evidenti. Per l’hantavirus, invece, la dinamica appare differente: i casi tendono a essere più circoscritti e legati a specifici contesti ambientali o geografici.
Dal punto di vista clinico, SaluteLab.it ricorda che l’hantavirus può provocare sindromi molto severe, come la sindrome polmonare da hantavirus o la febbre emorragica con sindrome renale, ma non presenta al momento elementi tali da far ipotizzare uno scenario pandemico paragonabile a quello vissuto con il Covid-19.






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