Quasi 803mila italiani hanno passato la settimana di Capodanno a letto, tra febbre alta, tosse e dolori diffusi. Un numero che fotografa meglio di qualsiasi slogan l’impatto dell’influenza stagionale sull’inizio del 2026. Ma la domanda è inevitabile: l’emergenza sta davvero rientrando o il peggio deve ancora arrivare?

La risposta, secondo i dati ufficiali, è duplice. Da un lato la curva dell’influenza mostra un primo segnale di rallentamento. Dall’altro, la pressione su pronto soccorso e ospedali resta elevata, soprattutto in alcune regioni e tra le fasce più fragili della popolazione. A complicare il quadro c’è la variante K del virus influenzale, oggi largamente dominante in Italia.

Nei giorni a cavallo tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, l’attenzione degli epidemiologi si è concentrata sul monitoraggio delle infezioni respiratorie acute, che includono influenza, Covid e altri virus stagionali. I numeri raccontano una storia fatta di luci e ombre, che va letta senza allarmismi ma anche senza sottovalutazioni.

Secondo l’ultimo bollettino della rete di sorveglianza RespiVirNet, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, dal 29 dicembre al 4 gennaio l’incidenza è stata di 14,1 casi ogni 1.000 assistiti, in lieve calo rispetto alla settimana di Natale, quando il dato era fermo a 14,5.

Un segnale positivo, certo. Ma che arriva dopo mesi molto intensi. Dall’inizio della sorveglianza stagionale, il totale stimato dei contagi ha raggiunto circa 7,5 milioni di persone, con un record poco rassicurante nella fascia 0-4 anni, dove si registrano 37 casi ogni 1.000 assistiti. Un dato che conferma come bambini e piccoli restino tra i principali vettori del contagio.

La flessione c’è, ma l’Iss invita alla cautela

Gli esperti dell’Iss parlano apertamente di una flessione “più evidente rispetto agli anni scorsi nello stesso periodo festivo”. Un dato incoraggiante, ma non definitivo. “La flessione nella curva che vediamo in queste settimane sembra essere più evidente di quella degli anni scorsi nello stesso periodo”, spiegano i ricercatori del Dipartimento di Malattie Infettive. Ma aggiungono subito un avvertimento: “Bisognerà attendere il prossimo bollettino per capire se continuerà l’andamento discendente o se i casi torneranno a salire”.

Il timore non è teorico. Il rientro a scuola dopo le vacanze natalizie e il clima rigido favoriscono la permanenza in ambienti chiusi, aumentando le occasioni di contagio. È uno schema già visto negli anni passati, ma che nel 2025-2026 sembra amplificato dalla circolazione simultanea di più virus.

Influenza K e pronto soccorso: perché gli ospedali sono in affanno

A chiarire il legame tra numeri epidemiologici e impatto sul sistema sanitario è Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Milano, contattato da LaPresse.

“Nel frattempo stiamo vedendo un aumento degli accessi nei pronto soccorso, un classico per una stagione particolarmente importante percentualmente e in cui convivono diversi virus. L’influenza ci preoccupa di più perché può determinare complicanze maggiori: stiamo vedendo tanti casi di sindromi respiratorie di cui una quota circa del 40% è da virus influenzale”.

Il problema non è solo il numero assoluto dei casi, ma la loro gravità. L’influenza K, appartenente al sottoclade dei virus A/H3N2, è oggi nettamente prevalente sia nella comunità sia nei contesti ospedalieri. È un ceppo noto per colpire in modo più severo anziani e soggetti fragili.

La mappa del contagio: regioni più colpite e aree sotto osservazione

Il monitoraggio nazionale mostra una distribuzione disomogenea della circolazione virale:

  • Molto alta in Campania
  • Alta in Sicilia e Marche
  • Media in Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Puglia e Umbria
  • Bassa nelle restanti regioni

Una geografia che si riflette anche sulla tenuta degli ospedali, con pronto soccorso particolarmente sotto pressione proprio dove la copertura vaccinale è stata più bassa.

Vaccini, il nodo irrisolto della prevenzione

La stagione influenzale 2025-2026 riporta al centro un tema ricorrente: la scarsa adesione alle vaccinazioni, sia contro l’influenza sia contro il Covid, soprattutto tra gli over 65. “La pressione sugli ospedali è effetto di una stagione molto importante e purtroppo la vaccinazione contro influenza e Covid non è particolarmente decollata”, osserva Pregliasco. “In particolare contro Covid i richiami sono limitati a percentuali irrisorie negli over 65”.

Non solo. Il virologo ricorda anche l’importanza della vaccinazione contro lo pneumococco, spesso dimenticata ma fondamentale per prevenire le polmoniti batteriche, che possono complicare un’infezione virale. Un vaccino che, sottolinea, può essere effettuato in qualsiasi momento dell’anno.

Quando andare davvero in pronto soccorso

Ogni inverno porta con sé un’ondata di accessi impropri ai pronto soccorso. Ma ci sono segnali che non vanno mai ignorati. Pregliasco li elenca con chiarezza, ricordando che ogni anno in Italia si registrano circa 150mila ricoveri per polmonite, con 9-10mila decessi. “In pronto soccorso si deve andare quando abbiamo una febbre elevata che non viene tenuta a bada dagli anti-febbrili, quando c’è un aumento di frequenza cardiaca e di difficoltà respiratoria, tanto che si fatica a parlare o rispondere a domande. Oppure se c’è tosse molto forte con sangue”.

Un dato pesa più di altri: la maggior parte dei casi di influenza grave e complicata riguarda persone non vaccinate, segnala l’Iss. Un’informazione che torna come un filo rosso in tutta la stagione.

Variante K dell'influenza

Variante K dell’influenza

Il ritorno a scuola e l’allarme di Matteo Bassetti

Sul fronte mediatico e divulgativo, uno degli interventi più netti è arrivato da Matteo Bassetti, intervenuto di recente durante la trasmissione Mattino 5 su Canale 5: “Ci aspettiamo che arrivi il picco, perché non è ancora arrivato. È probabile che nelle prossime settimane la curva torni a salire a causa del fatto che i bambini e i ragazzi tornano a scuola”.

Bassetti ha sottolineato come proprio i più giovani siano tra i pazienti più colpiti in questa fase, invitando i genitori a non sottovalutare i sintomi. Ma il passaggio più duro è stato rivolto alla prevenzione: “È un’influenza impegnativa come numeri ma lo avevamo previsto addirittura a settembre. Ancora una volta gli italiani non hanno ascoltato i medici”.

Il riferimento è diretto alle regioni con bassa copertura vaccinale, oggi alle prese con ospedali in difficoltà. “I nostri ospedali sono in difficoltà nelle regioni che hanno vaccinato di meno: Campania, Sicilia, Sardegna. In questo Paese si fa ancora troppo poca prevenzione”.

Lo sapevi che…?

  • Il freddo non causa direttamente l’influenza, ma favorisce i contagi perché costringe a stare in ambienti chiusi.
  • Il virus A/H3N2, oggi dominante, è spesso associato a stagioni influenzali più intense negli anziani.
  • Vaccinarsi non evita sempre l’infezione, ma riduce in modo significativo il rischio di complicanze gravi.

FAQ – Le domande più cercate sull’influenza K

  • L’influenza K è più pericolosa delle altre?
È più contagiosa e può causare forme più severe, soprattutto in anziani e fragili.
  • Il picco è già passato?
I dati mostrano un lieve calo, ma il ritorno a scuola potrebbe far risalire la curva.
  • Il vaccino serve ancora a stagione iniziata?
Sì. Può ridurre il rischio di complicanze anche se fatto in ritardo.
  • Quando devo preoccuparmi davvero?
In caso di difficoltà respiratoria, febbre persistente o tosse con sangue.