Il voto segreto, Salvini, Berlusconi. Sono alcuni degli argomenti su cui Gianfranco Micciché, ospite ieri 14 novembre nel salotto di ‘Casa Minutella‘, è stato un fiume in piena. In studio anche Elvira Terranova dell’Adkronos e Salvo Toscano di Livesicilia.

La puntata si è aperta con la bocciatura in aula della riforma dei rifiuti, crepa che solo una decina di giorni fa ha minato la tenuta della maggioranza. Oggetto del dibattito il voto segreto dietro cui si sono nascosti i franchi tiratori della maggioranza per votare ‘no’ alla riforma, innescando l’ira di Musumeci.

Proprio dopo aver rivisto le immagini della sfuriata in aula di Musumeci, Micciché – che quel giorno era assente – ne ha condiviso le ragioni dichiarandosi favorevole all’abolizione del voto segreto in quanto ostacolo del principio di trasparenza politica.

“Il presidente Musumeci quel giorno era molto arrabbiato. Quando si fa una riforma importante come quella sui rifiuti lavorando per mesi e col voto segreto viene bocciato l’articolo 1, che è quello che stabilisce i principi della legge, è una pessima figura. Il voto segreto è in vigore solo in Sicilia, a livello regionale, mentre in Senato è previsto solo per questioni di coscienza personale. Sapete qual è la cosa paradossale di tutta questa storia? Per abolire il voto segreto, chiederanno il voto segreto”.

Un’affermazione che strappa un sorriso amaro al conduttore, agli altri ospiti e allo stesso Micciché, colto da un lieve imbarazzo.

Il voto segreto è un istituto di cui l’assemblea può avvalersi in occasione di ogni votazione. Per ricorrere a questa modalità di voto non occorre che vi sia una maggioranza di parlamentari favorevoli, pertanto basta la volontà di un singolo deputato per far scattare l’arma dell’anonimato.

L’opposizione– continua Micciché – mi chiede di introdurre la diretta streaming nelle commissioni, salvo poi dichiararsi contraria all’eliminazione del voto segreto. Da una parte vogliono la trasparenza, dall’altra la negano”.

Alla fine abolire il voto segreto si riduce a una questione di volontà condivisa da tutte le forze in campo. Ma l’unità di intenti può arrivare solo con un lavoro di mediazione e di strette di mano, a patto però che i mal di pancia improvvisi non mandino all’aria tutto, come nel caso della riforma sui rifiuti. Sul fatto che esistesse un accordo coi 5 stelle dal quale questi ultimi si sono tirati indietro all’ultimo momento, Micciché non ha dubbi. Anche se Francesco Cappello, deputato del m5s, in un’intervista all’Adnkronos, ne aveva smentito l’esistenza.

“L’accordo c’era ed era anche molto preciso – prosegue Micciché – ma non è stato rispettato. Se vogliamo essere persone serie, se vogliamo continuare un’attività che dev’essere improntata sulla serietà, dobbiamo iniziare a rispettare gli accordi. Altrimenti cadiamo nell’anarchia. Se io, da presidente dell’assemblea, non rispetto il regolamento, non mi succede niente. Il presidente può decidere di non applicare il regolamento senza conseguenze disciplinari e, quindi, non concedere il voto segreto. Ma io rispetto il regolamento perché ho un’etica che mi costringe a farlo. Ma se qualcuno pensa che gli accordi si possono non rispettare, allora gliela faccio pagare.”

Passando alla politica nazionale, il presidente dell’Ars si è espresso anche su Salvini, manifestando non poche perplessità verso le politiche estremiste del leader della Lega. “Ritengo che ciò che ha fatto Salvini è molto pericoloso. E’ un campione di demagogia, campo in cui ha battuto Di Maio. La lega non è un partito di destra, lo è diventato su certe tematiche. ”

Nondimeno Micciché vede nella Lega un alleato con cui fare un percorso comune, ritrattando sensibilmente le posizioni di chiusura di qualche tempo fa. “Cambio idea su Salvini per il bene della Sicilia, perché la Sicilia ha bisogno di un centrodestra unito. Ho chiesto sia a lui che a Berlusconi di mettere la riforma della burocrazia al primo posto.”

Quasi esclusa, al momento, l’ipotesi di un’apertura al nuovo partito di Renzi, Italia Viva, perché “la loro proposta non è chiara, benché alcuni di loro all’Ars siano persone valide”.

Quanto a Berlusconi, in riferimento al processo sulla trattativa Stato-Mafia dove il leader di Forza Italia è stato chiamato come teste, il presidente dell’Ars ha detto: “Berlusconi non ha affatto scaricato Dell’Utri. Non ha parlato perché tutte le volte che parli davanti a un giudice non ci guadagni. I suoi avvocati gli hanno detto di non parlare ma verrà trascritta l’intervista che il Presidente Berlusconi rilasciò dopo la sentenza di primo grado”