La mattina del 29 novembre scorso, in un parcheggio della zona di corso Calatafimi a Palermo, si sarebbe concretizzato per una giovane di appena 15 anni, l’incubo peggiore.
La ragazzina sarebbe infatti stata violentata da tre 18enni, uno dei quali fidanzato della vittima.

I tre giovani rischiano ora di finire a processo senza neppure celebrare l’udienza preliminare.
Come si legge nell’edizione odierna del Giornale di Sicilia, il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi ed i sostituti Giorgia Righi e Sergio Mistritta hanno chiuso l’indagine e chiesto il giudizio immediato.

Ora spetta al gip valutare la richiesta ed eventualmente fissare la prima udienza del processo.

Dalle indagini è emersa una triste storia di paura e minacce.
La ragazzina, che aveva una relazione con uno dei presunti aggressori, avrebbe ad un certo punto deciso di interrompere la storia con quel ragazzo che le sembrava interessato soltanto al sesso. Lei non voleva più vederlo.

Lui avrebbe insistito nel richiedere un incontro chiarificatore ricattandola, in caso di rifiuto di lei, di diffondere in chat e sui social una foto che la 15enne gli avrebbe mandato in passato e nella quale indossava solo una maglietta e gli slip.

Dopo decine di messaggi vessatori ricevuti, la 15enne si sarebbe decisa ad incontrare l’ex. L’incontro sarebbe avvenuto proprio nel parcheggio di corso Calatafimi. Il 18enne avrebbe messo le mani addosso alla ragazzina abusando di lei, e poi la violenza sarebbe continuata con l’entrata in scena di altri due giovani, compagni di scuola del 18enne. Anche loro avrebbero violentato la ragazzina in una macchina di proprietà di uno dei giovani.
Tutto sarebbe avvenuto in pieno giorno, impossibile fuggire per la 15enne, immobilizzata dagli aggressori e stuprata nell’auto dove la portiera del lato passeggero sarebbe stata bloccata. Non era riuscita a scappare.

Dopo la violenza la ragazzina era andata a scuola. Sconvolta per quanto accaduto, si era confidata con le amiche che avevano raccontato tutto ad una insegnante che aveva allertato la preside dell’istituto.
Era stata quest’ultima a chiamare i genitori della ragazza, e il giorno dopo era stata formalizzata la denuncia contro i tre.

Importantissime per le indagini sono state le intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra i tre compagni di scuola. I giovani non esitavano a insultare la vittima manifestando preoccupazione per la possibilità di finire in carcere.