Rischia la chiusura il pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Cervello di Palermo.
A renderlo noto è il dottor Rocco Di Lorenzo, presidente del Comitato Consultivo dell’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello e che lancia l’allarme.

“L’idea – spiega – non è ancora operativa ma noi ci auguriamo che l’assessorato regionale alla Salute ci ripensi. Il progetto prevede l’assorbimento del pronto soccorso pediatrico da parte di quello per adulti o meglio, l’accorpamento a quello dell’ospedale Di Cristina dove hanno un’utenza ancora maggiore e mancano personale e strutture per far fronte a tutte le richieste”.

Il Pronto Soccorso pediatrico del Presidio Cervello svolge la sua attività prevalentemente nel settore occidentale dell’area metropolitana di Palermo e accoglie pazienti provenienti dalle province di Palermo e di Trapani; riceve circa 30mila accessi l’anno e lavora molto con pazienti traumatizzati e urgenti, che necessitano di cure immediate.

Il pronto soccorso è stato chiuso il 17 marzo ed occupato dal Pronto Soccorso adulti fino al 20 maggio, operando successivamente con accessi ridotti per via dell’emergenza sanitaria in corso. La riduzione degli accessi si è scontrata, tuttavia, con un aumento delle emergenze e delle richieste da parte dell’utenza.

“La chiusura – aggiunge ancora Di Lorenzo – sarebbe un grave danno per tutta la città, ma soprattutto per la parte in direzione Trapani. L’altro giorno al pronto soccorso pediatrico del Cervello è stato salvato un bambino dello Zen in arresto cardiaco, salvato proprio perché in pochi minuti era stato portato in ospedale. Mandare tutti i bambini che necessitano di cure immediate al Di Cristina è impossibile”.

Qual è dunque la situazione attuale? “La Direzione Strategica e L’Assessorato stanno valutando di chiudere nuovamente il PS pediatrico, per accorparlo al Pronto Soccorso adulti, privando, in tal modo, i bambini dell’area metropolitana occidentale della possibilità di un soccorso tempestivo in situazioni di emergenza, in cui l’efficacia dell’intervento terapeutico e l’esito prognostico dello stesso sono strettamente tempo-dipendenti.
I Comitati Consultivi di Villa Sofia-Cervello, dell’Ismett, dell’Arnas Civico, del Policlinico e dell’Asp 6 di Palermo sono contrari alla chiusura del PS pediatrico, che ha come conseguenza un ulteriore indebolimento dell’Azienda Villa Sofia-Cervello. Anche Cittadinanza Attiva e il Tribunale dei Diritti del Malato (TDM) sono molto meravigliati di questa scelta imponderata da parte della Direzione della suddetta Azienda, e ritengono che scorporare il PS pediatrico da tutta l’area della Pediatria e Neonatologia costituisca un grossolano errore sanitario”.

I Comitati consultivi che rappresentano e danno voce alla cittadinanza, chiedono all’Assessore di rivedere una decisione dettata unicamente dalle esigenze connesse all’epidemia da SARS-CoV-2, invitandolo a cercare soluzioni più idonee e a salvaguardare strutture che sono prioritarie per il territorio e, in particolare, per tutta l’area geografica occidentale.

Ai Comitati risulta, inoltre, che l’ospedale Di Cristina dell’Arnas Civico, che ospita l’unico Pronto Soccorso pediatrico attualmente operativo a Palermo, non dispone del personale e delle condizioni strutturali per accogliere anche l’utenza del PS del Cervello; non è pertanto disponibile ad assumersi un così gravoso compito, “che è fuori dalle logiche sanitarie”.
I Comitati chiedono, pertanto, di essere sentiti al riguardo dall’assessore alla Salute e dal direttore di Villa Sofia-Cervello, unitamente al Direttore del Pronto Soccorso.

Per il dottore Di Lorenzo, la chiusura del pronto soccorso pediatrico del Cervello, “è una anomalia di natura organizzativa-sanitaria che va ad indebolire le prestazioni erogate dall’azienda sanitaria, che sinora si è distinta per l’eccellenza del polo pediatrico e di reparti come la neonatologia“.

E ancora: “C’è in atto un deperimento del Cervello, che è stato un fiore all’occhiello della sanità, basti pensare ai reparti di cardiologia, ginecologia e pneumologia, branche importantissime. Io mi auguro che ci sia una riconsiderazione del problema e che l’assessorato ci ripensi. E’ vero che siamo in emergenza sanitaria, ma adesso non si può solo pensare al Covid19, esistono anche le altre patologie. La priorità data al Covid19 ha rallentato totalmente tutte le prestazioni sanitarie, e questo è un difetto del sistema. I cittadini che vogliono curarsi non sanno quanto devono aspettare per sottoporsi a una visita, se devono rinunciare o andare altrove, e poi parliamo di viaggi della speranza…C’è assenza di programmazione. La sanità non va trascurata in questo modo“.