Ha risposto alle domande del gip Cristina Lo Bue, Antonio Lo Mauro, il commercialista e amministratore giudiziario arrestato dalla guardia di finanza con l’accusa di estorsione aggravata. Difeso dagli avvocati Massimo Motisi e Cinzia Calafiore, ha respinto le accuse.

Interrogatorio durato tre ore

“Un interrogatorio di tre ore in cui ha spiegato quali fossero le reali ragioni sottese a quei pagamenti, escludendo assolutamente che si trattasse di pizzo o di richieste illecite ma spiegando che si trattava di compensi professionali – dicono gli avvocati di Lo Mauro –.  Abbiamo prodotto alcuni documenti e soprattutto alcune investigazioni difensive alla luce delle quali abbiamo richiesto la revoca della misura e siamo in attesa che il giudice decida”.

Le indagini

Secondo le indagini eseguite dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Palermo, diretta dal colonnello Gianluca Angelini, coordinate dalla procura, il commercialista nominato dal 2015 dal tribunale amministratore giudiziario avrebbe costretto un consulente fiscale e contabile delle società in amministrazione giudiziaria a pagargli in più tranche, 5 mila euro in contanti, e pagare un debito di 6.240 euro contratto da Lo Mauro con un altro professionista.

La nomina dell’amministratore

L’ amministratore giudiziario era stato nominato dal Tribunale per le Misure di prevenzione di Palermo insieme ad un ingegnere per gestire la cava Buttitta, a Bagheria. I due subentrarono nel 2015 all’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, finito sotto inchiesta insieme all’ex presidente Silvana Saguto. Lo Mauro fu scelto per il nuovo corso, dopo che lo scandalo travolse un intero settore.

La denuncia

Un collega ha denunciato Lo Mauro. L’amministratore aveva raccolto lo sfogo della consulente fiscale che gli aveva raccontato di essere stata “costretta” a versare una parte del proprio compenso a Lo Mauro. Lei non si era ribellata all’estorsione perché l’incarico nell’ambito dell’amministrazione giudiziaria era l’unica fonte di reddito, per se e per la sua famiglia.

La donna ha poi confermato, in lacrime, l’episodio ai finanzieri. Avrebbe consegnato i soldi in contanti a Lo Mauro in due tranches nell’estate del 2017 dopo averli prelevati con il bancomat. Lo stesso Lo Mauro le avrebbe imposto di pagare, nel 2018 e 2019, due fatture per cinque mila euro a una sua collega di studio. “Ero confusa e turbata, mai mi sarei aspetta una simile richiesta”, ha spiegato la consulente.

Parla il generale Quintavalle Cecere

“La guardia di finanza prosegue in modo convinto – afferma il generale Antonio Nicola Quintavalle Cecere comandante provinciale della Guardia di Finanza – la propria azione volta a tutelare la corretta esecuzione delle procedure di amministrazione straordinaria”.

“Lo svolgimento rigoroso dei compiti affidati all’amministratore giudiziario – dice il colonnello Gianluca Angelini comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Palermo – assume un ruolo fondamentale e decisivo in quanto quest’ultimo si presenta come una naturale propaggine dello Stato in contesti del settore privato, come appunto la gestione di società, per ripulire la contaminazione criminogena posta a fondamento dei sequestri”.