“Un misto fra cattiva informazione e procurato allarme”, è questo il commento della direzione strategica dell’ospedale Cervello di Palermo in seguito alla nota del sindacato Fials-Confsal, che ieri ha denunciato il panico e l’apprensione del personale sanitario del nosocomio in seguito all’arrivo dei un paziente risultato poi positivo al coronavirus. Intanto i pazienti affetti da coronavirus ricoverati al cervello ad oggi sono 4 compresa la donna bergamasca che resta senza febbre da 8 giorni.

Secondo Enzo Munafò, segretario provinciale della Fials-Confsal, l’arrivo del paziente di ieri avrebbe mandato in tilt il sistema del nosocomio palermitano parlando si “inefficienze e l’impreparazione nell’affrontare una situazione di emergenza“. Affermazioni gravi che hanno fatto saltare dalla sedia i vertici aziendali del Cervello.

Il sindacato ha denunciato la grande paura che si sarebbe generata in seguito all’arrivo del camionista positivo al coronavirus. “Per la disinfezione dei locali – ha detto Munafò – si è perso tempo perché è  stato necessario contattare la ditta per la sanificazione  che interviene con un addetto a chiamata e non è prontamente disponibile. Tanto che per fare camminare il paziente in quello che avrebbe dovuto essere un percorso protetto, sono stati sistemati dei faldoni a terra e del materiale di fortuna”.

Alla Fials-Confsal risponde di tutto punto la direzione strategica del Cervello che smentisce punto per punto tutto quello che è stato denunciato dal segretario. “Per l’assistenza al paziente affetto da coronavirus tutti gli operatori erano dotati di mascherine, calzari e camici – ha fatto sapere -. Così come la sanificazione della Tac, alla quale il paziente è stato sottoposto, è stata immediata, con chiusura della Tac stessa fino alle 13, per poi essere riaperta dalla direzione sanitaria”.

“Il paziente, prosegue la nota dell’ospedale –  è stato posizionato sul lettino Tac da operatori del 118 e mai tecnici e infermieri della radiologia hanno avuto contatti con il paziente.  I faldoni a terra sono stati una precauzione in più adottata dai sanitari, in aggiunta alle misure previste dalle linee guida che sono state rispettate pedissequamente”.

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