I futuri scenari economici non sono prevedibili con assoluta certezza ma è indubbio che l’Italia, da questo punto di vista, non gode di solide basi. Servono riforme strutturali per semplificazione, lotta alla burocrazia ed efficienza nella Pubblica amministrazione.

Ne è fermamente convinto Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, protagonista di un Forum organizzato dal Quotidiano di Sicilia che oggi pubblica una lunga ed approfondita intervista a Cottarelli sui temi quanto mai attuali del mercato italiano e dell’economia del nostro Paese ma non solo.

Siamo in una fase in cui i mercati sembrano abbastanza tranquilli. Cottarelli commenta con cautela ricordando che “ci sono fasi in cui se ne stanno quieti e poi si svegliano in maniera improvvisa. Adesso sono tutti in attesa di vedere cosa succederà alle Europee”.

L’economia Ue ha ripreso ha crescere e quella italiana si è lievemente risollevata, informa, ma nel caso in cui si verificasse un forte “scossone”, “noi saremmo – dice – i primi a crollare, i primi nella lista dei Paesi a rischio”.

Cottarelli circostanzia: “Se consideriamo il livello dello Spread relativo, – dice ancora al Quotidiano di Sicilia – siamo più vicini alla Grecia che al Portogallo e alla Spagna. Lo avevo già detto quando si è raggiunto l’accordo con l’Unione europea che lo Spread sarebbe sceso: la mia previsione di crescita per quest’anno non è mai scesa sotto lo 0,4%, quindi quando l’Ocse ha parlato di -0,2% ha esagerato. Anche l’ultimo dato della Commissione europea, lo 0,1% di crescita, credo sia troppo basso”.

Allo stato attuale, i tassi di interesse dei titoli italiani “sono ancora buoni”. Cosa vuol dire? Che “chi investe, in fondo, segue il pericolo e spera di saltar fuori prima che la barca affondi. Finché non c’è pericolo, si continua ad andare avanti per un po’”.

Cottarelli definisce “deboli” le fondamenta dell’Italia. E per molti motivi. Basti pensare al debito pubblico, alla bassa crescita e la disoccupazione. Passa poi a parlare della Pubblica amministrazione, della sua efficienza e produttività che in Italia è difficile misurare a differenza di quanto avviene in altri Paesi, come ad esempio nel Regno Unito.

“Qui – dice – questa cultura di premiare i dirigenti e i dipendenti pubblici che ottengono risultati non c’è. È un fatto di cultura. Quando Renzi con la Buona scuola ha tentato di introdurre dei metodi di valutazione degli insegnanti, c’è stata una ribellione da parte di chi non voleva essere valutato, perché non si fidava del preside. C’è questa cultura della sfiducia nei confronti della premiazione del merito, perché non si crede che chi deve dare il giudizio sia in grado di essere imparziale. Siamo una società che si fida poco negli altri, basti pensare allo scarso utilizzo delle carte di credito perché la gente ha paura che vengano clonate”.

C’è dunque un problema culturale da superare che per Cottarelli necessita l’intervento di scuola e famiglia. Ma ottenere risultati in breve tempo è difficile anche perché è “enorme in questo Paese la resistenza al cambiamento”.

“Io non sono al Governo – precisa l’economista – ma c’è la necessità di semplificare il sistema, di eliminare un numero di regole che sono inutili, che vincolano l’economia, che costano agli imprenditori. Il mio punto di partenza sarebbe una lotta massiccia a leggi e regolamenti inutili. Bisogna semplificare la macchina burocratica”.

In Italia è indubbio che molte cose non vanno per il verso giusto. E per Cottarelli si profila il rischio che proprio l’Italia resti l’ultimo Paese in Europa in termini di crescita. Troppo diffuso poi il ricorso a quelle che definisce “scappatoie”: “Usciamo dall’Euro, diamo la colpa all’Europa…È più facile puntare il dito sugli altri che cercare di cambiare le cose”.

Cottarelli constata poi: “Non vedo una maggioranza alternativa a questa in grado di fare riforme, in tutta sincerità”.
Definendo estremamente complicato il nostro sistema di tassazione, Cottarelli passa a parlare di evasione e corruzione.
In merito alla prima, parte dalla considerazione secondo la quale in Italia il rischio è più alto a causa della presenza di molti lavoratori autonomi e piccole e medie imprese. “Poi – puntualizza – c’è un problema di troppo contante che circola, il fatto che continuiamo a fare un condono un anno sì e un anno no, una complicazione intorno al sistema di tassazione che non aiuta. Forse bisognerebbe anche cambiare i modi in cui si fanno i controlli e probabilmente se le tasse fossero più basse ci sarebbe meno evasione, ma questo è più incerto”.

Sulla corruzione invece, a suo avviso, va bene l’aumento delle pene di chi commette reato in tal senso, ma una semplificazione del sistema potrebbe essere utile. Sono processi però che richiedono tempo, nonostante l’impegno costante dell’Enac, l’Autorità nazionale Anticorruzione che ha una funzione di controllo ma che “se poi a quell’Ente dai troppe cose da fare, è chiaro che le cose non possono funzionare. Ci sono due aspetti: quello che riguarda la prevenzione del reato e quello della repressione. Io darei anche pene più severe da questo punto di vista”.

Recentemente un infuocato dibattito ha seguito l’introduzione del Reddito di cittadinanza, che per Cottarelli “ha delle stranezze” nel modo in cui è stato fatto. La sua idea è molto precisa. Dichiara infatti: “La stranezza principale è che se io voglio avere cuore, perché voglio sostenere chi è in difficoltà, devo rinunciare a qualcosa, devo essere disposto a essere tassato di più. Ma se voglio avere cuore e aiutare chi è in difficoltà prendendo i soldi a prestito, è tutto molto strano. A cosa sei disposto a rinunciare se i soldi li prendi a prestito? Finanziare in deficit una misura che dovrebbe essere strutturale è sbagliato. Il secondo problema è come calibrare il sostegno: per un single che vive in una piccola città del Sud 750 euro sono tanti, per una famiglia che vive al Nord l’aumento che ne deriva risulta essere modesto, per cui la si lascia sempre in difficoltà. In questa storia qui sono i navigator gli unici che sicuramente troveranno lavoro. Gli altri non lo so”.

Dibattito anche su Quota 100, che per Cottarelli non riuscirà nel suo intento di creare posti di lavoro. “Naturalmente si avrà un po’ di ricambio generazionale – conclude- ma ci saranno più persone che usciranno dal mercato del lavoro e devono essere mantenute. Chi paga? Al solito, pagano i giovani che lavorano”.

(foto tratta dal Quotidiano di Sicilia)