“Dopo quasi due anni di governo Musumeci, cominciamo ad avere una triste certezza: la mancanza di un reale, serio, progetto sulla politica del personale regionale”.

Inizia così l’attacco frontale del Cobas Codir sindacato dei dipendenti regionali al governo Musumeci “A segnare il senso di questa constatazione le nuove attività di trasferimenti scriteriati di personale regionale (già in servizio in uffici che si trovano in forte carenza organica) per andare a svolgere anche servizi di guardiania nelle dighe senza avere – fra l’altro – la formazione e l’esperienza tecnica per svolgere la delicata attività richiesta”.

“Eppure – continua il sindacato – abbiamo più volte segnalato al governo regionale e all’Amministrazione regionale come – attraverso processi di mobilità che coinvolgano soprattutto i lavoratori dei Consorzi di bonifica (ovvero personale già pagato dalla Regione) si potrebbe “portare” nelle dighe, fra l’altro su base volontaria, personale dotato della necessaria esperienza e della indispensabile formazione tecnica; invece, anche l’impegno del governo di portare avanti appositi tavoli tecnici per individuare mansioni e profili in base alle categorie del personale (su cui c’è incertezza) da inviare alle dighe è rimasto lettera morta, nonostante le continue sollecitazioni del sindacato. Si continua a preferire la politica della “coperta corta” che, ovunque venga stesa, lascia inevitabilmente scoperto un’altro pezzo di amministrazione, mettendo in crisi la gestione di uffici e servizi con (anche) la possibile chiusura di alcuni di essi”.

“A tutto ciò si aggiunga che l’esecutivo regionale – che entro il mese di settembre 2019 avrebbe dovuto onorare l’impegno di determinare all’ARAN le regole relative alla riclassificazione del personale – sembra essere andato in letargo, dimostrando così di non avere realmente a cuore il personale di ruolo in servizio e di non volere nemmeno mettere mano alla questione della sottoccupazione e del “sottopagamento” della maggior parte dei lavoratori regionali. D’altra parte anche sulla stessa dirigenza regionale il governo ha mostrato il suo vero volto tenendo in naftalina le procedure per il rinnovo contrattuale”.

“Proprio questo governo regionale il 12 dicembre 2018, con la delibera 516, aveva varato il piano triennale dei fabbisogni di personale (PTFP) 2018-2020 che evidenzia e certifica le reali esigenze dell’amministrazione regionale e che richiede e consente l’immediata riclassificazione del personale regionale: così si potrebbero utilizzare al meglio tutte le risorse umane disponibili e conseguentemente, al termine di queste procedure, procedere alla dovuta mobilità dagli enti regionali alla Regione, nonché ai necessari concorsi pubblici per colmare tutti i vuoti risultanti da riclassificazione e mobilità”.

“Si ha la sensazione che la politica voglia, invece, calpestare il personale interno – affonda ancora il Cobas – per dare spazio solo alle procedure concorsuali esterne che ovviamente consentono di drenare maggiore consenso, così come sembra emergere dagli annunci di questi giorni agli organi di informazione relativamente a centinaia di assunzioni da bandire a breve. Insomma, campagna elettorale e basta! Secondo il governo Musumeci, invece, il personale regionale di ruolo sembra non avere diritto a essere preso in considerazione e a veder riconosciuti i propri diritti e le proprie aspettative (fra l’altro del tutto compatibili con l’attuale situazione). Insomma, si va avanti senza una visione strategica del personale, ma con una politica di piccolo cabotaggio e con la solita demagogia della politica al potere”.

“E’ del tutto evidente – conclude – che quest’andazzo non può continuare, causando – così facendo – la rottura delle relazioni sindacali e una stagione di conflitto e di lotte per le quali chiediamo ai lavoratori di tenersi pronti partecipando in massa a tutte le iniziative di lotta a difesa dei propri diritti e dello stesso Statuto della Regione”

LE REPLICA DELL’ASSESSORE GRASSO