Giovanni Messina, l’imprenditore settantenne originario di Palermo, arrestato sabato per gli orrori del cimitero dei Benedettini si era trasferito una ventina di anni fa a San Martino, dove abita con la moglie, Erminia Morbini, di origine monrealese, e con figli e nipoti. Oggi vive in una bella villa a fondo San Benedetto, immersa tra gli alberi del villaggio montano. Da qui domina tutta San Martino delle Scale e l’Abbazia dei monaci Benedettini. La vista arriva fino a Palermo, dove allargherà il suo bacino di clienti.

La sua è la storia di una ascesa “sociale” che lo porterà, assieme a figli e nipoti, a gestire un’impresa con fatturato a 6 zeri.

Da semplice muratore, più di venti anni fa decide di cambiare professione e di occuparsi della gestione dei servizi cimiteriali a San Martino. Entra nel lucroso business del caro estinto. Senza ricevere alcuna concessione da parte dell’Abbazia, proprietaria del piccolo cimitero, ne prende il possesso (in base alle accuse). Sostituisce le chiavi del cancello d’ingresso. Se prima i residenti autonomamente potevano accedere al cimitero per portare i fiori o inginocchiarsi in preghiera davanti alla lapide dei propri cari, da quel momento non sarà più possibile. Giovanni Messina diventa il dominus indiscusso del camposanto. Con o senza il benestare dei monaci è quello che stanno cercando di accertare gli inquirenti.

I primi sospetti sull’attività di Messina emergeranno nel 2015, quando l’ex Abate Umberto Paluzzi, appena insediatosi presso l’abbazia di San Martino delle Scale, sporge denuncia ai Carabinieri della locale Stazione: “il cimitero – si legge nella denuncia – di fatto era gestito in completa autonomia da Giovanni Messina, il quale nel corso degli anni era riuscito ad esautorare l’abbazia dal controllo della gestione, occupandosi materialmente dell’apertura e chiusura del cimitero, della manutenzione delle sepolture, seguendo ogni fase di contatto con i richiedenti”.

L’ingresso di qualsiasi salma passa sotto il suo controllo. Inspiegabilmente, mentre i cimiteri della provincia di Palermo soffrivano (e soffrono) la carenza cronica di spazi per nuove sepolture, a San Martino c’è sempre spazio per tutti.

Le richieste dei clienti vengono sempre soddisfatte, al prezzo di 5.000 €. Il piccolo cimitero sembra non saturarsi mai. A spiegare il perché saranno le immagini registrate dalle telecamere collocate di nascosto dai carabinieri all’interno del camposanto. Le vecchie bare vengono spostate, eliminate, distrutte, per fare posto alle nuove. Negli anni l’attività cresce. Gli affari sembrano procedere a gonfie vele per la famiglia. Messina mette su una società di pompe funebri. Alla figlia apre in piazza Semeria, a San Martino, un negozio di fiori (ieri, domenica, era chiuso).

“Zio Giovanni”, detto “Gallina”, molto noto nella frazione, viene chiamato regolarmente dai residenti in caso di decesso di un parente per assolvere alle operazioni di tumulazione e alle pratiche burocratiche. Il servizio appare efficiente. In pochi sospettano che questa attività nasconda una truffa e che venga perpetrata una serie di reati. Qualcuno mormora, ma denunce non ne arrivano. Messina diviene uno dei più grossi imprenditori di San Martino delle Scale.

Non nasconde agli occhi dei compaesani la sua forte disponibilità economica. Lo si vede spesso gironzolare in piazza Semeria, giocare alle macchinette, assieme al figlio, e in alcune occasioni si lamenta di averci lasciato diverse centinaia di euro. Al bar è sempre pronto a pagare per tutti. E tutti ne sottolineano la generosità, pronto anche a mettere le mani in tasca e a estrarne bigliettoni per chi è in difficoltà economica e gli richiede un prestito.

Sabato scorso è finito agli arresti, in compagnia del figlio Salvo, del nipote Salvuccio, di Antonio Campanella. 63 i capi di imputazione. Per la moglie è stato disposto il divieto di dimora a Monreale e l’obbligo di firma.

L’indagine degli inquirenti, condotta dal sostituto procuratore Pietro Gagliardi, si allarga. Anche l’ex abate, Michele Musumeci, è stato iscritto nel registro degli indagati, e deve essere valutata anche la posizione del Comune di Monreale e dell’ASP che potrebbero dovere rispondere di non avere effettuato i dovuti controlli.

Aggiornamento in questo articolo è stata originariamente riportata dall’autore una fotografia errata della presunta abitazione di Giovanni Messina, che invece appartiene ad altra persona. Appena venuti a conoscenza dell’errore l’immagine è stata rimossa. Ce ne scusiamo con la persona interessata.

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