Le parole nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Catanzaro, proprietario di discariche private, sarebbero state  “critiche legittime”, da qui l’assoluzione.

E’ la decisione del giudice monocratico della terza sezione del Tribunale, Marina Petruzzella, che ha cancellato in appello la multa di 500 euro comminata dal giudice di pace nel novembre 2016 a Nicolò Marino, ex assessore regionale all’Energia.
Anche il giudice civile di Agrigento, nel maggio precedente, aveva stabilito  che l’ex assessore risarcisse con 45mila euro Catanzaro.

La notizia viene riportata dall’edizione odierna del Giornale di Sicilia.
La frase incriminata sarebbe “prestanome di Provenzano”, e sarebbe stata pronunciata da Marino il 19 novembre 2013, nel corso di una riunione politico-sindacale sullo smaltimento dei rifiuti. Una frase che i testimoni presenti alla riunione dissero poi di non ricordare, anche perché, alcuni, sarebbero stati vicini all’autore della querela, cioè Catanzaro.

“Colluso con la mafia e prestanome di Bernardo Provenzano” era l’espressione offensiva che, secondo i due giudici di primo grado, sarebbe stata pronunciata “con certezza”, ma il giudice Petruzzella è di altro avviso.

Come si legge ancora sul Giornale di Sicilia, secondo il giudice “le dichiarazioni critiche del Marino, nella parte che risulta pacifica”, furono di altro tenore.

In pratica, l’allora assessore, in occasione della riunione di cui sopra, aveva illustrato le azioni che l’amministrazione regionale stava intraprendendo in merito alla necessità di riorganizzare il sistema dei rifiuti e la volontà di chiudere i rapporti con le discariche private con le quali c’erano relazioni di “conflitto”.

Il giudice scrive ancora che Marino fece riferimento “all’aggiudicazione del servizio privato di gestione della discarica di Siculiana e alla partecipazione della società del Catanzaro alla gara assieme a società con soggetti che erano stati coinvolti in processi di mafia assieme a Provenzano. Affermazioni critiche e allusive ma “fondate su risultanze processuali in sedi penali e amministrative”.

Considerazioni che hanno portato il giudice a ritenere che Marino “abbia legittimamente esercitato il diritto di critica, pertinente al ruolo e allo specifico impegno che stava portando avanti”. Tanti in quel momento i problemi da risolvere per l’assessore, tra i quali il “conflitto di interessi del Catanzaro, dallo stesso Marino denunciato, giustificarono i suoi toni accesi e aspri”.

A quel tempo Marino, in alcune interviste aveva denunciato, ancor prima dell’inchiesta e degli arresti, il Sistema Montante, che ha portato alla condanna, a 14 anni in primo grado, di Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia e finto paladino antimafia.