Udienza di convalida per l’omicidio di Vito Petrigno avvenuto lo scorso venerdì in via Papa Giovanni XXIII nel quartiere Bonagia a Palermo. L’indagato Giovanni Bruno Madonia ha risposto alle domande del gip Lorenzo Chiaramonte anche se il suo racconto era pieno di vuoti e frasi senza senso.

“Mi è venuto il pallino, sono sceso e l’ho accoltellato”, ha detto il giovane di 23 anni che ha accoltellato il rappresentante di calzature. “Ero sballato”, ha aggiunto. I legali del 23enne, gli avvocati Rosa Maria Salemi e Giovanni Albanese, chiederanno una perizia psichiatrica per il loro assistito. Sono convinti che si sia trattato di un raptus sotto l’effetto pesante di droga e alcol.

In queste ore sarà affidato ai medici dell’istituto di medicina legale del Policlinico l’incarico per l’autopsia.

Convalidato l’arresto

Il Gip di Palermo Lorenzo Chiaramonte ha convalidato l’arresto e disposto il carcere per Giovanni Bruno Madonia, 23 anni, detenuto al Pagliarelli, accusato dell’omicidio di Vito Petrigno, 69 anni, ex commerciante e rappresentate di calzature ucciso il 17 luglio scorso a coltellate nel garage di casa sua, in via Papa Giovanni XXIII, a Bonagia. Il giovane è indagato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Resta ancora non noto il movente del delitto.

Il delitto senza un movente

Come ricostruito dagli investigatori, Petrigno e la moglie erano appena rientrati a casa ed erano scesi con l’auto nella zona garage. Improvvisamente sarebbe sbucato dal “nulla” Madonia, già con l’arma in mano, che avrebbe spinto via la donna e si sarebbe scagliato con una violenza inaudita contro il pensionato, accoltellando più volte la vittima prima di scappare, attraversare un’area condominiale e poi cercare rifugio in casa di un amico dov’è poi è stato trovato dai “Falchi” della squadra mobile. Dopo essere stato rintracciato Madonia avrebbe subito confessato le proprie responsabilità, dicendo di non essere nel pieno delle sue facoltà a causa dell’assunzione di droghe e alcol, lasciando intendere di essere stato in preda a un “raptus” di cui, oggi, non saprebbe darsi alcuna spiegazione.

Sulla scena del crimine sono intervenuti gli agenti della Scientifica che hanno effettuato i rilievi nel garage dove, al momento del sopralluogo, c’erano schizzi di sangue ovunque. La moglie, sotto choc, è stata soccorsa dai sanitari del 118 e portata al Civico per accertamenti. Contestualmente gli investigatori della polizia, che sono arrivati a lui anche grazie all’analisi delle immagini riprese dall’impianto di videosorveglianza condominiale, hanno trovato il cappellino che Madonia, per sua stessa ammissione, ha gettato durante la fuga ma non il coltello. In un primo momento il 23enne avrebbe detto di averlo “gettato a mare”, salvo poi ritrattare questa informazione dicendo sì di averlo buttato, ma di non ricordare in quale punto preciso. Tutti dettagli che l’indagato, assistito dagli avvocati Giovanni Albanese e Rosa Maria Salemi, questa mattina avrebbe confermato anche in aula.

I legali del giovane, alla luce del contesto da cui arriva il ragazzo e del suo passato, hanno annunciato che chiederanno una perizia per accertare in quali condizioni si trovasse Madonia al momento dell’omicidio. Nel corso dell’udienza il giovane, ora accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, avrebbe inoltre ammesso di conoscere la vittima, anche perché abitava lì da quand’era piccolo insieme al resto della famiglia. Intanto proseguono le indagini per trovare l’arma, sui cui potrebbero esserci anche le impronte digitali dell’indagato e le tracce di sangue di Petrigno, e per chiarire il movente di un omicidio tanto efferato e al momento inspiegabile.