Il gip di Palermo Guglielmo Nicastro ha accolto la richiesta della Procura di procedere col
rito immediato per i reati di falso in bilancio e false comunicazioni sociali nei confronti dell’ex presidente del Palermo Maurizio Zamparini. Il processo avra’ inizio, a meno di scelta di riti alternativi da parte dell’imputato, il 2 luglio davanti alla quarta sezione del tribunale. L’immediato consente di saltare la fase dell’udienza preliminare e in questo caso evita la scadenza dei termini di custodia cautelare, il prossimo 25 aprile, e quindi la revoca dei domiciliari per l’ex patron.

Per gli altri reati contestati a Zamparini – riciclaggio, autoriciclaggio ed evasione fiscale – e per gli altri indagati, tra cui la segretaria dell’ex presidente del Palermo e il figlio – si attende l’avviso di chiusura di indagine, atto che di norma precede la richiesta di rinvio a giudizio.

L’inchiesta a carico di Zamparini, coordinata dai pm Dario Scaletta e Francesca Dessì e dall’aggiunto Salvo de Luca, è stata avviata due anni fa e coinvolge anche cinque professionisti e l’ex presidente della società calcistica Giovanni Giammarva, accusati, a vario titolo, di false comunicazioni sociali, ostacolo alle funzioni di vigilanza della Covisoc, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Alla Us città di Palermo spa, persona giuridica, è stato contestato, invece, l’illecito amministrativo che deriva dal reato di autoriciclaggio che sarebbe stato commesso da Zamparini. Nell’ipotesi della Procura l’ex patron si sarebbe sistematicamente servito della Mepal srl, società nata per la commercializzazione dei prodotti rosanero di cui era l’amministratore di fatto, come di una sorte di ‘cassaforte’ per mettere al riparo le disponibilità correnti della società dalle procedure esecutive dell’Erario, nei cui confronti il club era esposto per milioni di euro fino al 2017.

Per rendere possibili tali spostamenti di denaro, sarebbero stati simulati dei finanziamenti verso la Mepal. La Mepal è stata ceduta per 40 milioni a una società con sede in Lussemburgo, la Alyssa, che, per i pm, sarebbe comunque sempre riconducibile a Zamparini.

Secondo la Procura il valore del marchio sarebbe stato nettamente inferiore e la sopravvalutazione avrebbe consentito di creare una sorta di riserva monetaria poi reimpiegata per ripianare il bilancio in rosso di 27 milioni di euro della Us Città di Palermo. Secondo l’accusa, peraltro, l’operazione di cessione sarebbe stata fittizia visto che la Alyssa di fatto era della famiglia Zamparini. Contestualmente all’indagine penale, la Procura ha chiesto il fallimento della società Us Città di Palermo. L’istanza è stata respinta dai giudici fallimentari.