Il Mediterraneo è culla di civiltà e di pensiero. Da questo assunto, corroborato da diverse argomentazioni, traggono alimento le riflessioni di “Pensare sul mare tra – le – terre”, sottotitolo “Filosofia e Mediterraneo”, l’ultimo libro di Augusto Cavadi edito da Il pozzo di Giacobbe nella collana “Sponde” della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale sezione san Luigi.

La filosofia – osserva Cavadi – è nata sulle sponde del Mediterraneo “in una zona delimitata (Grecia, Asia minore e Italia Meridionale) e in un segmento storico definito (VI secolo prima di Cristo)” e si è sviluppata, nel corso dei secoli, soprattutto attorno a esso.

Vero è che negli ultimi cinque secoli il pensiero filosofico ha avuto altri epicentri, ma il Mediterraneo – dimostra Cavadi – ha continuato a essere centro di elaborazione filosofica non privo di rilievo. Al riguardo Cavadi richiama tanti filosofi “mediterranei” di acclarato spessore che nel dibattito filosofico hanno assunto posizioni non marginali, ma anche letterati (come Leopardi e Pirandello) che, secondo una concezione restrittiva della “scienza delle scienze”, non rientrerebbero nel novero dei filosofi e che invece, a detta dell’autore, ben si inseriscono tra i maestri del pensiero occidentale.

Quel che a Cavadi importa mettere in risalto in questo piccolo volume (69 pagine, 10 euro) non è tanto il primato della civiltà mediterranea su altre, ma come il pensare – libero e alieno da ogni fondamentalismo – sia in qualche modo legato al mare.

Il mare è profondità, mistero, senso dell’infinito, ma anche punto di incontro, di scambio, di interlocuzione tra civiltà diverse, e in quanto tale stimola la speculazione filosofica: non quella fine a se stessa, fatta di dogmi e di astrazioni, ma quella che si fonda sul dialogo. Da qui le stimolanti riflessioni sul ruolo della filosofia.

Cavadi, da anni consulente filosofico ed esponente della “Filosofia in Pratica”, nel contrastare ogni manifestazione astratta e autoreferenziale dei filosofi di professione, professa una forma di sapienza del pensiero che esce dai recinti tradizionali.

La filosofia non ha il fine di costruire una realtà teorica priva di agganci con la realtà, né è una disciplina riservata solo ai filosofi. Al contrario, la filosofia deve confrontarsi e misurarsi con i problemi della quotidianità, cercare e promuovere il confronto con tutti, anche con la gente comune (non stupisca perciò come le attività di consulenza filosofica si svolgano persino nei luoghi di reclusione).

La nuova frontiera della filosofia, quella della “Filosofia in Pratica” – che peraltro ha radici lontane, si pensi soprattutto a Socrate –, pone di nuovo in primo piano il Mediterraneo. Gran parte dei filosofi in pratica provengono da aree geografiche vicine al Mediterraneo.

Qual è l’impegno che la “Filosofia in Pratica” assume oggi, primo tra tutti? Far tornare il Mediterraneo, oggi centro di conflitti epocali e di spargimenti di sangue, luogo di mediazione tra culture differenti, campo base, alla stregua del passato, di civiltà fecondatrici del pensiero libero.

Sì, perché, come scrive Franco Cassano (e la frase è riportata nella quarta di copertina), “Il Mediterraneo sottolinea il valore della pluralità: nessuna forma di vita è più vicina delle altre alla perfezione. Nessuna tradizione può imporsi alle altre. Il primo comandamento mediterraneo è: tradurre le tradizioni, far sì che gli uomini diventino amici nonostante le differenze, ma anche grazie ad esse”.